Mercoledì 17 Agosto 2022 | 06:03

In Puglia e Basilicata

Canosa, dalla terra un tesoro Due tombe del IVsec. A.C. 

di PAOLO PINNELLI
Sono state ritrovate in una zona molto generosa, a pochi passi dalla famosa «tomba degli ori» della principessa Opaka (foto)
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14 Marzo 2009

archeologia, tombe a Canosadi PAOLO PINNELLI 

CANOSA - Le viscere della città continuano a restituire tracce di un passato glorioso. Ed ancora una volta, come accaduto persino per la più famosa delle tombe canosine, quella «degli ori», o della «principessa Opaka», la scoperta è avvenuta nel corso di scavi per i lavori della rete fognaria, seguit con la solita ma particolare attenzione dalla Soprintendenza. La zona è la stessa di altri ritrovamenti: la zona industriale di via Cerignola, a pochi passi dalla famosa «tomba degli ori», e nella zona del mai-ritrovato ipogeo regale del vaso di Dario. 
Lo scavo, effettuato dall’equipe della Soprintendenza ai beni archeologici della Puglia, sotto la direzione dell’archeologa Marisa Corrente, ha portato alla luce almeno due tombe. La prima con un doppia deposizione funeraria (una certamente femminile) risalente alla metà del IV secolo avanti Cristo. Il corredo è tipico dell’area, con la presenza olle geometriche, che individuano l’«etnos» del gruppo di appartenenza. Nel corredo funerario, cosiddetto vasellame «d’accompagno», con decorazioni a fasce, oltre che uno skyphos protolucano su cui è sovradipinta una civetta. archeologia, tombe a Canosa
Poco distante, è venuta alla luce anche u n’altra tomba, datata tra il V e il IV secolo a.C.. Tutto il materiale recuperato è stato trasferito a palazzo Sinesi per essere restaurato e studiato. 

LOTTA AI TOMBAROLI - Il ritrovamento conferma la tesi che il sottosuolo canosino, soprattutto in quella zona, se pure «massacrato » abbia ancora molto da esprimere in termini di reperti e di testimonianze. Ed infatti in questa direzione sono andate anche le attività investigative effettuate dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio, diretti dal capitano Gianluca Ferrari, che, nei mesi scorsi, con l’operazione «Dromos», coordinata dal brigadiere Emanuele Chiarelli, hanno addirittura svelato l’interazione tra varie bande criminali dedite professionalmente al traffico di reperti archeologici. 
archeologia, tombe a CanosaSecondo quanto scoperto dai militari, per l’approvvigionamento di reperti archeologici, i «tombaroli» si servono di una meticolosa ricerca effettuata anche con strumenti altamente sofisticati, seguita dallo scavo utilizzando di mezzi meccanici manovrati con grande abilità indirizzata solo a rendere più celere il recupero dei reperti più pregiati, nella totale è l’indifferenza per la distruzione del sito archeologico. I reperti venivano offerti a ricettatori locali che poi li rivendevano a mercanti di Roma. Una lotta serrata e costante di tutela dei un territorio così ricco di reperti e di storia, che i militari stanno sostenendo anche attraverso l’uso di strumentazioni sofisticata, unite alle classiche tecniche di investigazione, come pedinamenti ed appostamenti e perquisizioni domiciliari. Attività dispendiosa e meticolosa che, nel caso dell’operazione «Dromos» ha messo nei guai trenta persone ed ha consentito il recupero di centinaia di reperti archeologici.

(foto Calvaresi)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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