Giovedì 11 Agosto 2022 | 07:24

In Puglia e Basilicata

Metaponto, il racket distrugge albicoccheto

di EMILIO OLIVA
Secondo episodio ai danni di un agricoltore, a ottobre avevano versato diserbante in un suo pozzo artesiano. Lui: non mi arrendo. Il sabotaggio sarebbe opera di tre individui, che hanno usato una grossa cesoia per le potature. Sul terreno hanno lasciato le loro impronte
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14 Marzo 2009

di EMILIO OLIVA

MATERA - Ad ottobre gli avevano sabotato un pozzo artesiano, versandoci diserbante. Ma lasciarono il barattolo vuoto vicino alla pompa, distruggendo anche quella. Lui se ne accorse e limitò i danni. L’altra notte gli hanno devastato un albicoccheto tagliando quasi 700 giovani piante di una varietà pregiata, brevettata in Francia, le famose albicocche rosse, molto ricercate sui mercati internazionali, e spezzandone alcune con gli scarponi. Segno evidente di uno sfregio. L’episodio è accaduto a Terzo Cavone, frazione in territorio di Scanzano Jonico, nel Metapontino, ed è l’ultimo di una lunga serie di attentati incendiari e danneggiamenti che fa intravedere l’ombra del racket nelle campagne. Sarebbe un colpo di grazia per un’economia che sopravvive tra mille difficoltà ma rappresenta ancora il futuro di questa terra. 

«Non mi arrenderò. Ripianterò gli alberi abbattuti uno per uno, devono arrendersi loro», è la reazione a caldo di Rocco Zuccarella, giovane imprenditore e vice presidente della squadra di calcio locale, l’Atletico Scanzano, che gioca nella Promozione lucana, proprietario dell’azienda presa di mira dai malviventi. I danni, secondo una stima dello stesso Zuccarella, ammonterebbero a 300 mila euro. Si estendono ai tubi dell’impianto di irrigazione, tranciati di netto. Ma anche gli alberi, circa 500 che si sono salvati dalla distruzione, dovranno essere espiantati per adeguarli, in base all’età e alla stagione produttiva, ai nuovi che saranno messi a dimora. 

Il sabotaggio sarebbe opera di tre individui, che hanno usato una grossa cesoia per le potature. Sul terreno hanno lasciato le loro impronte, sulle quali i carabinieri della Compagnia di Policoro hanno cominciato a lavorare con i rilievi fotografici, dai quali si spera di trarre elementi utili allo sviluppo delle indagini. Ma al momento non si ha nessuna idea della provenienza. «Chi può aver fatto uno scempio simile?», si domanda Zuccarella, ma senza riuscire a spiegarsi né chi né perché. «Nessuno mi hai mai chiesto soldi o lavoro», dice. Non sempre il racket ricorre a intimidazioni e attentati dopo una richiesta estorsiva. Spesso si annuncia con azioni diffuse, dirette a creare un clima di paura e le condizioni per offrire una protezione. A meno che il movente di questo episodio sia da ricondurre a una «guerra» tra produttori.
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