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In Puglia e Basilicata

Brindisi, antenne telefoniche spuntano come funghi (e senza autorizzazioni) 

12 Marzo 2009

di Antonio Negro

BRINDISI - Non si attenua la psicosi da antenne e da elettrosmog. Anche perché il proliferare indiscriminato di nuove installazioni che continua ad interessare la città di Brindisi, abbinato all’assenza di un regolamento comunale efficace contro il fenomeno dell’antenna selvaggia, certamente non induce i cittadini a stare tranquilli.

L’ultimo episodio si è registrato pochi giorni fa al porto: nei pressi dell’ingresso alla banchina Feltrinelli, lungo il seno di Levante, alle spalle dell’ex capannone Montecatini, sono comparsi tre alti pali in cima a ciascuno dei quali si distinguono due ripetitori di radiotelefonia mobile. Chi ha autorizzato quest’ennesima installazione, probabilmente ha pensato che tutto sommato quella è una zona portuale, non soggetta ad una particolare densità abitativa e quindi nessuno avrebbe potuto avere nulla da temere dalle emissioni che quegli impianti producono. Ma se così è stato si è trattato di una valutazione certamente errata. 

Prima di tutto perché si tratta di una concentrazione notevole di fonti elettromagnetiche e poi perché, per quanto quella zona possa sembrare desolata, non è in realtà lontana da uffici e insediamenti abitativi. In primo luogo c’è il personale in servizio ogni giorno al corpo di guardia della Guardia di Finanza e degli istituti di vigilanza, proprio all’ingresso dell’area portuale che immette alla banchina Feltrinelli; poi c’è l’hotel «Nettuno» che si trova a poche centinaia di matri in linea d’aria, dove alloggiano decine di operatori della vicina area industriale e della stessa zona portuale; senza contare che nel raggio di meno di 300 metri ci sono i condominii del popolosissimo rione «Perrino» e, dall’altra sponda del seno di Levante, le abitazioni del centro storico che affacciano su Via del Mare, sulla stazione marittima e su piazza Vittorio Emanuele.


Ma l’aspetto ancor più inquietante - dal momento che in materia di campi elettromagnetici uno dei fattori più pericolosi è costituito dall’effetto esponenziale causato dalla sommatoria di più fonti - è che chi ha autorizzato questo nuovo insediamento multiplo di antenne non ha tenuto conto della presenza, a poche centinaia di metri in linea d’aria, delle potenti apparecchiature già installate sul tetto della Questura di Brindisi. 

E poiché - come è noto - gli insediamenti militari e di pubblica sicurezza sono gli unici a poter derogare senza limiti dalle soglie di emissione elettromagnetica fissate per legge, mai si sarebbe dovuta autorizzare l’installazione di stazioni radio-base per usi civili a così poca distanza da una fonte di elettrosmog che è già istituzionalmente titolata a sforare i limiti di legge. Il rishio di una simile deregulation di fatto è che finiscano per essere totalmente ignorate (oltre alle soglie di emissioni stabilite dalla legge) anche le uniche due variabili che, se ben gestite, consentono una qualche forma di tutela per la salute dei cittadini: tempi di esposizione all’elettrosmog e distanze dalle fonti. 

Perché anche il cittadino che avrà l’accortezza di non sostare oltre un certo numero di ore in prossimità di una determinata antenna, allontanandose finirà inevitabilmente per finire sotto l’influsso di un altro impianto piazzato in città.

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