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In Puglia e Basilicata

Lecce, ecco tutti i brevetti dell'Università di eccellenza

di DANIELA PASTORE
LECCE - Parola d’ordine: innovare. L’università del Salento pronta ad investire sulle nuove tecnologie ed a mettere il proprio sigillo sulle invenzioni più originali. Dal 2001 al 2008 sono 14 le idee innovative di cui l’accademia ha reclamato la paternità. Brevetti che suggellano anni di lavoro d’equipe, e che dimostrano la voglia dell’ateneo salentino di ridurre il gap rispetto alle accademie italiane ed europee «top class»

11 Marzo 2009

di Daniela Pastore

LECCE - Brillanti, uniche, promettenti. Le invenzioni dell’Università del Salento sono pronte a conquistare il mondo. Un numero ancora modesto, quello dei brevetti firmati dall’ateneo salentino, ma che registra una graduale e costante crescita.

Dal 2001 al 2008 sono 14 le idee innovative di cui l’accademia ha reclamato la paternità. Brevetti che suggellano anni di lavoro d’equipe, sopratutto di ricercatori e scienziati delle facoltà scientifiche e tecnologiche, e che dimostrano la voglia dell’ateneo salentino di ridurre il gap rispetto alle accademie italiane ed europee «top class» per ciò che riguarda il trasferimento tecnologico alle imprse.


La parte da leone, ovviamente, la fa Ingegneria dell’innovazione, che ha firmato ben 7 dei 14 brevetti finanziati dall’ateneo. Si va dalla realizzazione di materiali in ceramica dalle proprietà e dalle funzioni sorprendenti (le applicazioni sono disparate, dai generatori termo-fotovoltaici alla realizzazione di scudi termici per navette spaziali), a cerotti in grado di monitorare in tempo reale la glicemia del sangue o altri parametri sanitari e di trasmettere i dati via Internet all’ospedale. Ed ancora, da innovativi database per computer, a protesi di ultima generazione per le ossa dell’orecchio e del timpano (promettenti le applicazioni in campo bio-medico, soprattutto nel settore otorino-laringoiatra). Infine, un brevetto per impianti per la preparazione di campioni di grafite da utilizzare per la datazione al radiocarbonio dei fossili.


Si difende bene anche il dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche ed ambientali, che ha messo a punto tre brevetti (uno in collaborazione con Fisica). Le innovazioni riguardano un marcatore biologico per la valutazione della tossicità delle acque, ed ancora una procedura per analizzare le trasformazioni del territorio ed infine una metodologia che permette di individuare nuovi ceppi batterici per la messa a punto di nuovi antibiotici. Quattro i brevetti «partoriti» nei laboratori di Fisica e che hanno la firma del professor Vincenzo Nassisi (ne riferiamo a parte).

Infine un brevetto di cui l’Università del Salento ha la contitolarità: riguarda la messa a punto di transistor di ultima generazione e la proprietà è divisa tra Università di Bari (60 per cento), Cnr (30 per cento) e Università del Salento (10 per cento).


Il professor Lorenzo Vasanelli, delegato del rettore alla ricerca, coordina la commissione brevetti dell’Università del Salento. «Abbiamo fatto un balzo in avanti come numero di brevetti - dice - ed in questo ha avuto un ruolo importante l’Arti, l’agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione, che ha supportato l’ateneo anche finanziariamente nella tutela delle nostre invenzioni ed in genere ha dato un supporto anche morale, insistendo sulla necessità di rendere concreto in Puglia il trasferimento tecnologio, soprattutto nell’ambito delle cosiddette transfer sciences: microelettronica, biotecnologie e nanotecnologie».


Certo, c’è anche un problema di costi in un momento in cui le risorse per l’istruzione pubblica sono dispensate con il contagocce. Se infatti tutelare la paternità di un’innovazione in Italia ha un costo di circa tremila euro, ben diverso è invece il discorso dei brevetti internazionali. Per ottenere una copertura nei Paesi europei o negli Stati Uniti si arriva a spendere anche 30mila euro. «Dipende dalle aree in cui si vuole tutelare l’invenzione, da quanto interesse c’è in un determinato Paese per un determinato settore ed anche dalle funzioni e dalle applicazioni per le quali si vuole estendere il copyright», spiega Vasanelli.


Per ora i brevetti internazionali di cui l’ateneo è titolare sono solo quattro. «Ma rispetto a prima è già un passo avanti - sostiene il delegato alla ricerca - Il vero problema è che la brevettazione di per sé serve a poco. Una volta stabilità la paternità di un’idea è importante promuoverla presso le aziende di tutto il mondo. Ma per questo occorrono professionalità competenti. Non ci si improvvisa promoter di brevetti perché ci vogliono conoscenze specifiche oltre a capacità di marketing e di comunicazione. Una figura professionale che magari assieme all’Arti si potrebbe pensare di individuare».

Certo, la genialità, il lavoro e la competenza dei ricercatori e degli scienziati non si esaurisce nei 14 brevetti di cui l’ateneo è titolare. Anzi, la maggior parte delle invenzioni vede la collaborazione delle stesse aziende interessate che spesso finanziano interamente la brevettazione dell’idea di docenti e ricercatori dell’Università del Salento.

«Però è importante che ci siano anche un certo numero di innovazioni finanziate direttamente dall’ateneo - incalza Vasanelli - soprattutto perché in futuro si chiederà sempre più alle Università di dimostrare il proprio valore e la propria virtuosità, parametri a cui si legheranno i finanziamenti. Non basta più essere bravi - fa spallucce - bisogna dimostrarlo».

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