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In Puglia e Basilicata

L’Italia impaurita chiama «Sud» i suoi problemi

11 Marzo 2009

di LEONARDO PETROCELLI 

Aveva già provocatoriamente suggerito di «abolire il Mezzogiorno». Non in senso letterale, certo, ma in quanto problema a sé del tutto avulso dal contesto nazionale. Ora, Gianfranco Viesti, docente di Economia applicata presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bari, torna a ragionare sulla «questione meridionale » nel volume Mezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c’è (Laterza, pp. 206, euro 12.00). «Un libro scritto per i cittadini e non per gli esperti, poiché la questione in esame è motivo di discussione politica e quindi appartiene alla collettività». La premessa dell’autore spiega l’ampio dibattito - sviluppatosi l’altra sera nella libreria Laterza di Bari - che ha visto lo stesso Viesti, introdotto dall’editore Alessandro Laterza, illustrare i contenuti del suo volume e rispondere al fuoco di domande del pubblico. Un pubblico composito: giornalisti, docenti universitari, esponenti della finanza, ma anche e soprattutto gente comune. Tutti spesso vittime di un teorema sbagliato i cui assiomi hanno dipinto un affresco del Mezzogiorno ben lontano dalla realtà. E così la granitica convinzione che il Nord del paese cresca a un ritmo straordinariamente superiore, che nel Mezzogiorno arrivino valanghe di soldi e che siano sistematicamente tutti sprecati, traballa sotto i colpi del ragionamento di Viesti. 

«Il vero problema è che l’Italia va male nel suo complesso e le disparità regionali si mantengono sostanzialmente inalterate. Non è vero che il Nord tira come una locomotiva e ci lascia sempre più indietro. Così come è falso sostenere che le spese per lo sviluppo siano maggiori nel Mezzogiorno rispetto al resto del paese». Se a questo aggiungiamo che, in realtà, qualche piccolo passo in avanti è stato fatto anche da noi e che non siamo i sistematici detentori di ogni record negativo (sorprenderà sapere che la regione dove l’evasione fiscale è maggiore è il Veneto), allora sorge il dubbio che, oltre a patire limiti realmente esistenti, il Sud sia vittima di fischi immeritati. 

«Siamo divenuti - continua Viesti - un racconto a senso unico. Non c’è giornalista che si concentri sulle cose che funzionano, ma solo su scandali e drammi da prima pagina». Gli occhi dei mass media, insomma, vedono solo l’immondizia di Napoli e le orecchie d’Italia si rifiutano di ascoltare le voci più virtuose del Meridione. Il risultato è un Nord insofferente, stufo di tifare per una ripresa del Sud e «solidale con un leghismo che, ogni giorno di più, diventa un cancro che spinge molte realtà territoriali a chiudersi in se stesse, contribuendo al male del Paese». Motivo per cui, non sembra poi una grande idea clonare la Lega Nord e rielaborarla in salsa meridionale. «A questa Italia confusa e spaventata - conclude Viesti -, che continua a chiamare “sud” i suoi problemi, servirebbe una politica nazionale e unitaria lungimirante. Servirebbe qualcuno capace di guardare lontano». O, quanto meno, oltre l’orticello di casa propria.
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