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In Puglia e Basilicata

Bari, il teatro dietro le sbarre. I detenuti-attori recitano «Ode alla vita»

10 Marzo 2009

di ANTONELLA FANIZZI

Un anno e mezzo dietro le sbarre è un’eternità. «Abbiamo sbagliato, ma non possiamo rinunciare a sognare». A Massimiliano e Ferdinando brillano gli occhi nel ripensare ai bambini che però non possono riabbracciare e al ristorante che vorrebbero gestire, un obiettivo che al momento appare lontano dalla realtà. Per una volta sono comunque orgogliosi di ciò che hanno fatto: «Non avremmo mai pensato di avvicinarci al teatro. È stata una esperienza che ci ha fatti crescere». Applausi. Sia alla fine del video che del momento più intenso del pomeriggio. Nella stanza con le piastrelle gialle chiusa dalla solita porta sprangata da cancelli di ferro, al primo piano del carcere di Bari i detenuti-attori recitano l’Ode alla vita della poetessa brasiliana Martha Medeiros. Applausi. Da parte dei compagni di cella e dei vertici della casa circondariale, dove ieri si è tenuto l’incontro conclusivo - moderato dal giornalista del Tg2 Daniele Rotondo - del progetto «Dal personaggio alla persona», promosso dall’associazione Ig.Art (che ha sede a Roma e nel capoluogo pugliese) e finanziato dal ministero della Giustizia. Massimiliano e Ferdinando sono fra i dieci reclusi che hanno partecipato al laboratorio condotto dalle psicologhe e teatroterapeute Marika Massara e Silvia Adiutori. Spiegano: «Il teatro è lo strumento che permette di rielaborare il vissuto dei singoli. Abbiamo lavorato sulle dinamiche socio- affettive, sullo scambio, sull’ascolto con un pizzico di ironia». Nel video vengono inquadrati i detenuti che muoiono lentamente e che risorgono, esattamente come nella poesia. «Ogni volta che gli uomini e le donne - dice la presidente dell’associazione Massara - varcano le porte del carcere, vivono un lutto. Il teatro aiuta a guardare avanti». Nella casa circondariale di corso Alcide De Gasperi sono stipati 520 detenuti, quasi il doppio della capienza prevista. Sono in atto lavori di ristrutturazione - l’edificio è del 1927 - sia all’esterno che all’interno. «Nel piano triennale - chiarisce la vicaria Lidia De Leonardis - sono previste opere anche nella seconda sezione e in quella femminile, le più malridotte». Il carcere ha due sezioni di media e due di alta sicurezza più il centro diagnostico che accoglie gli ammalati e i diversamente abili. Il 35% degli ospiti è straniero, soprattutto proveniente dal Nord Africa e dai Paesi dell’Est. Il carcere scoppia, di conseguenza gli spazi per la socializzazione e le attività di laboratorio sono esigui. Il sovraffollamento non è l’unico problema: anche ieri i detenuti sono rimasti senz’acqua. Hanno segnalato il disagio facendo tintinnare le sbarre: non sarebbe la prima volta che i rubinetti sono a secco.
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