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In Puglia e Basilicata

Energia, in tutto il Salento la minaccia di 450 pale

di TONIO TONDO
LECCE - Serre, collinette, promontori: nella corsa dell’eolico si cercano le aree più ventose, i corridoi e le altitudini che consentono una maggiore produttivitù dell’aerogeneratore. La pianura salentina è la seconda in Puglia nella velocità del vento. Spesso, le iniziative sono proposte nelle aree più belle, lungo le tre dorsali delle serre che si allungano dal Nord verso il Capo di Leuca, in zone di valore naturalistico e paesaggistico. Scelte pervasive che procurano un danno all’immagine culturale e turistica del Salento.
I denari della Ue per un parco senza mostri

10 Marzo 2009

LECCE - Serre, collinette, promontori: nella corsa dell’eolico si cercano le aree più ventose, i corridoi e le altitudini che consentono una maggiore produttivitù dell’aerogeneratore. La pianura salentina è la seconda in Puglia nella velocità del vento. Spesso, le iniziative sono proposte nelle aree più belle, lungo le tre dorsali delle serre che si allungano dal Nord verso il Capo di Leuca, in zone di valore naturalistico e paesaggistico. Scelte pervasive che procurano un danno all’immagine culturale e turistica del Salento.

Sono 42 i comuni salentini interessati alla realizzazione di parchi eolici. Se tutti i progetti andranno in porto, gli aerogeneratori installati saranno più di 450. Due gli impianti complessi già costruiti: a Lecce-Surbo con 18 aerogeneratori, già in attività, e a Carpignano Salentino, in attesa di entrare in funzione. A Specchia, invece, è stata installata una sola pala.


Altre cinque iniziative hanno ottenuto l’autorizzazione della Regione. Tra queste, i parchi di Giuggianello con 12 aerogeneratori, di Ruffano con 11, di Martignano con 10. In dirittura d’arrivo, Castrì di Lecce con 15 pale e Palmariggi con cinque. Nelle conferenze di servizi, promosse dal dirigente regionale, sono giunti cinque impianti: a Lecce per circa 21 megawatt (11 aerogeneratori), a Soleto con tre, Salice Salentino-Veglie, un altro a Ruffano, e uno a Nociglia con 12 pale.


Ma si allunga la fila dei comuni in attesa di istruttoria: Minervino di Lecce, Guagnano, Leverano, Salice, Castrì, Galatina, Acquarica del Capo-Taurisano-Ugento, Scorrano, Miggiano, Supersano, Calimera, Lequile, Galatina, Surbo, Caprarica di lecce-Cavallino, Lizzanello, San Donato, Veglie, Ugento, Zollino, Campi Salentina e Martano.

Sono pochi i centri non coinvolti nella corsa all’energia del vento. La spinta viene sempre dalla necessità di trovare entrate nuove per risollevare le esangui casse municipali. Molti parchi stanno nascendo in aree di pregio ambientale. 

Ciò provoca polemiche e conflitti, ma i programmi vanno avanti.


Ogni singola amministrazione procede per proprio conto. Nessun comune si è dotato di una programmazione specifica. Di piani regolatori intercomunali, consigliati dalla regione, neanche a parlarne. Questa scelta avrebbe avuto il pregio di una pianificazione più ragionata, con l’assunzione, da parte dei Comuni, di una funzione regolatrice e di un ruolo economico più significativo. La sensazione è che i parchi eolici, con la promessa delle royalties, vengano considerati solo come una leva finanziaria e che si sia scatenata una concorrenza per arrivare primi. Solo qualche sindaco, di Otranto e Nardò in testa, hanno detto “no” per difendere il paesaggio e la vocazione turistica dei territori interessati. In passato, il presidente della Provincia, Giovanni Pellegrino, ha lanciato l’allarme contro la deregulation delle pale selvagge, ma le decisioni camminano sull’asse Regione-Comuni. Le energie alternative sono considerate dal legislatore nazionale opere di pubblica utilità. Occorre abbattere le emissioni di C02 e rispettare gli accordi di Kioto, ed è necessario far presto per evitare costi al Paese. Per questo, è prevista una procedura tutto sommato accelerata. Però si poteva intervenire in tempo, almeno per salvare le aree a più alta vocazione turistica e con paesaggi e ambienti naturalistici da salvaguardare. Questo non è avvenuto.


In assenza di un dibattito maturo sull’argomento e di scelte razionali, vince il far west. Ciascuno fa da sè e, a volte, solo l’intervento della magistratura penale frena i procedimenti, quando c’è il sospetto di azioni amministrative disinvolte o di intrecci affaristici. L’altra faccia della medaglia è occupata dallo scontro ideologico tra favorevoli e contrari. Conflitti spesso sterili che non portano risultati concreti.

E’ quello che sta avvenendo a Giuggianello, a tempo ampiamente scaduto. Alcune associazioni ambientaliste si sono mosse a difesa della Serra di Poggiardo. Iniziativa criticata aspramente dai giovani della sinistra. «E’ pretestuoso - dicono - che Giuggianello, il più piccolo centro del Salento, possa diventare il capro espiatorio di tutte le installazioni che si stanno realizzando». Meglio guardare altrove, dice il movimento dei giovani: a Scorrano, Supersano, San Cassiano, Botrugno e agli altri comuni della piana dei Paduli, un’area con vincoli paesaggistici. Poi, i giovani della sinistra criticano la Provincia che, in sede di conferenza di servizi, ha detto sì al parco di Giuggianello, e con propri rappresentanti partecipa a manifestazioni di protesta. C’è tanta confusione sotto le pale: tante parole e nessuna iniziativa per mettere un po’ d’ordine.

[t.t.]

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