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«La mafia nella casa di riposo»
Ma dopo tre mesi resta aperta

La Sanitaria Service a Monte Sant'Angelo, secondo una interdittiva confermata dal Consiglio di Stato, sarebbe una propaggine dei Li Bergolis e anche il primo caso del genere in Italia

casa di riposo

Foto d'archivio

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - A Monte Sant’Angelo c’è una cooperativa in odore di mafia che gestisce una residenza sanitaria per anziani. Il primo caso accertato in Italia di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore: la Sanitaria Service, secondo una interdittiva confermata dal Consiglio di Stato, sarebbe una propaggine dei Li Bergolis, avendo tra l’altro alle proprie dipendenze le compagne di due personaggi ritenuti pezzi da novanta del clan del Gargano. Eppure, nonostante la cooperativa sia stata commissariata ormai da dicembre (il prefetto di Foggia ha nominato Francesco Bevere, direttore generale dell’Agenas) con l’obbligo di trasferire altrove i pazienti, la Villa Santa Maria di Pulsano è ancora regolarmente aperta. Come se nulla fosse.

La patata bollente è in mano al direttore generale della Asl di Foggia, Vito Piazzolla. E la situazione è molto complessa: anche volendo spostare altrove i 40 anziani ospiti della Rssa, non esistono strutture contrattualizzate con la disponibilità di posti necessarie. Bisognerebbe ricorrere alle case di riposo private, ma la Asl dovrebbe prima procedere a stipulare i contratti che al momento sono bloccati in attesa di concludere i procedimenti di accreditamento. Insomma: la normativa antimafia, finora mai applicata nel settore sanitario, si sta rivelando scarsamente efficace. Anche perché, per quanto risulta, le due dipendenti di cui si parla nell’interdittiva (entrambe addette a servizi di pulizia) sono tuttora in servizio.

Giovedì il caso è stato discusso in Regione, dove sono allo studio ipotesi alternative al trasferimento dei pazienti. «Stiamo provando a capire - spiega il dg Piazzolla - se è possibile il subentro di un nuovo gestore temporaneo. La Regione dovrà adottare una delibera o una determina che poi deve essere condivisa con l’Anac, il ministero e la Prefettura per modificare il dispositivo del provvedimento di commissariamento». Si tratterebbe insomma di affidare la Rssa, con tutti i pazienti, ad un nuovo operatore (strada anche questa tutt’altro che semplice), in attesa che la Regione determini i fabbisogni delle strutture socio-sanitarie e che vengano concluse le procedure per i nuovi accreditamenti.

L’interdittiva antimafia parte osservando che il vicepresidente della cooperativa Sanitaria Service, Damiano Totaro, è il cugino di Matteo Pettinicchio, ritenuto contiguo al clan Montanari, a sua volta vicino ai Li Bergolis: nella casa di riposo lavorano sia la compagna di Pettinicchio che quella di un pregiudicato, Enzo Miucci, ritenuto «esponente di spicco e di sicuro spessore criminale» del clan Li Bergolis. La prefettura ha peraltro applicato i poteri antimafia anche a una società, Management Service, che gestisce un ristorante e un albergo nella zona. A Monte Sant’Angelo, nel 2015, è stato sciolto per mafia il Consiglio comunale: Totaro, che ne era vicepresidente, è stato dichiarato incandidabile con un provvedimento confermato dalla Corte d’appello.

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