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Ilva Taranto, chiude domani anche la seconda acciaieria 

Ilva Taranto, chiude domani anche la seconda acciaieria 
TARANTO - La gravissima crisi economica travolge l’Ilva con un effetto domino senza precedenti. Anche l’acciaieria 2, il più grande reparto d’Europa per la produzione di laminati piani, chiude a tempo indeterminato. Lo stop è giunto ieri, a sorpresa, con una nota diffusa dal gruppo Riva agli organi di informazione.

08 Marzo 2009

di FULVIO COLUCCI
TARANTO - La gravissima crisi economica travolge l’Ilva con un effetto domino senza precedenti. Anche l’acciaieria 2, il più grande reparto d’Europa per la produzione di laminati piani, chiude a tempo indeterminato.
Lo stop è giunto ieri, a sorpresa, con una nota diffusa dal gruppo Riva agli organi di informazione. «A causa della crisi finanziaria da domani 9 marzo (oggi - ndr) l’acciaieria 2 verrà fermata. Si tratta di una decisione esclusivamente dettata dal crollo della domanda di acciaio nei tradizionali sbocchi di mercato come auto, elettrodomestici ed edilizia. Il settore dell’auto ha visto, ad esempio, le immatricolazioni crollare del 40 per cento». Questi dati erano già in possesso dell’azienda venerdì scorso, quando a Roma i dirigenti del Gruppo Riva hanno incontrato i sindacati per parlare di cassa integrazione, contratto integrativo, bonus per i lavoratori in esubero. Nessuno ha fatto cenno alla chiusura a tempo indeterminato dell’acciaieria 2. Perché? 
Il reparto ha già dimezzato l’attività nelle scorse settimane, ma lo stop non era previsto. Malgrado sia stato proprio il vicepresidente del gruppo, Fabio Riva, a dire ai sindacati che la produzione di acciaio avrebbe subito un taglio del 50 per cento, nell’incontro di quindici giorni fa a Milano, l’Ilva aveva previsto per il reparto solo il ridimensionamento in questa seconda fase di cassa integrazione. Lo schema iniziale relativo alla fermata degli impianti contemplava, infatti, la sola fermata dell’acciaieria numero 1. La decisione di chiudere l’acciaieria 2 ha colto in contropiede i sindacati: venerdì scorso, infatti, né il capo del personale Ilva, Pietro De Biasi, né l’ingegner Italo Biagiotti, incontrando le segreterie nazionali e provinciali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, ha prospettato questa possibilità. E per quanto possano risultare confortanti le rassicurazioni offerte dal Gruppo Riva sugli investimenti di natura ambientale «quelli avviati nell’acciaieria 2 non subiranno alcun rallentamento ma proseguiranno in linea con quanto previsto nelle linee guida Bat (le migliori tecnologie da adottare per rendere le industrie eco-compatibili - ndr)», crescono i timori dal punto di vista occupazionale e la paura che questa crisi duri molto a lungo con conseguenze imprevedibili.
In cassa integrazione, dal 2 marzo e per 13 settimane, sono 4mila lavoratori. Chiaramente il picco non è stato ancora raggiunto, ma con la chiusura, oggi, dell’acciaieria 2 sarà toccato molto più rapidamente e per un tempo più lungo di quello programmato. «Si ribasce - spiega la nota del Gruppo Riva - che l’acciaieria 2 non si ferma definitivamente e non appena le condizioni di mercato lo permetteranno l’impianto verrà riavviato e tutto il personale richiamato al lavoro nel più breve tempo possibile
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