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In Puglia e Basilicata

«Energia dal sole» Puglia no a nucleare

«Energia dal sole» Puglia no a nucleare
L’assessore all’Ecologia, Losappio, ha visitato alcuni vigneti a Mola di Bari dove al posto dei tendoni ci sono pannelli fotovoltaici. L'impianto è altamente innovativo: il piano con le cellule di silicio può essere continuamente riorientato in maniera da restare perpendicolare ai raggi del sole, come un girasole
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08 Marzo 2009

MOLA DI BARI - Energie alternative. E, tra le energie alternative, il nucleare. Il governo della Puglia dice no al nucleare. E, come già fatto nei mesi scorsi, argomenta il suo no. Ieri mattina, gli argomenti per allontanare le scorie radioattive di uranio dalla nostra regione, l’a s s e s s o re all’Ecologia, Michele Losappio, li ha portati sul luogo dove sono sorti due impianti pilota. Si alimentano entrambi dal sole. Niente uranio, dunque. Sono stati realizzati nelle campagne di uno dei comuni pugliesi che le indiscrezioni vorrebbero in prima fila per diventare casa della nuova stagione nuclearista dell’Italia, ovvero Mola di Bari. Rappresentano tecnologie all’avanguardia, quelle sulle quali il governo pugliese vuole puntare per fornire risposte concrete all’emergenza energetica. La novità di Mola è rappresentata dalla «riconversione » dei tendoni utilizzati a protezione delle piantagioni estensive a vite. Oggi, dappertutto, le aziende propongono coperture con pannelli fotovoltaici sui box auto, sui gazebo dei giardini, sui tetti spioventi delle ville. I tendoni (peraltro finiti essi stessi al centro di più di una contestazione perché possono creare condizioni di precarietà per il complessivo sistema di regimentazione delle acque piovane con conseguenti possibilità di aumentare gli indici di rischio relativi agli alluvionamenti) sono in effetti una tipicità pugliese. 

Ora, l’azienda agricola che ha installato le cellule di silicio a mò di copertura delle viti, produrrà dal sole energia per le proprie attività e per la rete elettrica generale (grazie al Conto energia, l’energia prodotta in esubero rispetto alle proprie esigenze, viene rivendita al gestore). Ma la sfida delle tecnologie pulite, tra le quali Losappio e la giunta regionale non intendono ricomprendere ovviamente il nucleare, a Mola assume anche i contorni di una tecnologia ancora più avveniristica. Parliamo del cosiddetto inseguimento solare, ovvero di un’evoluzione nel settore del fotovoltaico, grazie alla quale è possibile riorientare costantemente i pannelli in maniera tale che la loro superficie sia posizionata in maniera costante in maniera perpendicolare rispetto ai raggi del sole. Con questa innovazione è possibile produrre una quantità maggiore di energia rispetto ad un impianto fotovoltaico di tipo tradizionale. 

Il sopralluogo dell’assessore Michele Losappio avviene a meno di 24 ore dalla vera e propria levata di scudi da parte dei partiti della Sinistra pugliese per esorcizzare ipotesi (al momento non più di questo) di includere la Puglia nel programma nucleare con almeno una centrale tra le possibili localizzazioni di Avetrana, Nardò, Carovigno e, appunto, Mola. A questa «fronda» tra Partito democratico, Verdi e Movimento per la sinistra di Nichi Vendola, si era in realtà aggiunta anche la voce dell’Udc pugliese. Il segretario regionale del partito guidato da Pierferdinando Casini, Angelo Sanza, ha illustrato una posizione non preconcettualmente contraria. Ma per la decisione sulla localizzazione dei siti occorrerà il coinvolgimento e il consenso delle popolazioni. Senza il sì della gente, insomma, meglio non farne nulla. Il fatto è che la Puglia, ormai da tre anni a questa parte, ha puntato in maniera decisa sulle energie prodotto attraverso impianti alimentati da sole, vento ed eventualmente biomasse. Questa scelta di campo ha portato la regione ad essere prima assoluta per quantità di energia prodotta attraverso le torri eoliche e ormai molto prossima a diventare la prima «centrale» per energia fotovoltaica in Italia. E siccome, grazie agli impianti industriali già in attività prima dell’avvento di Vendola, la quota complessiva di energia prodotta da tutte le fonti (comprese quelle tradizionali) è superiore addirittura dell’88% rispetto al fabbisogno dei pugliesi, non si comprende bene quale debba essere la necessità di installare altri impianti. Per giunta gravati dal rischio nucleare. Un recente studio di Legambiente su dati Gse (Gestore dei servizi energetici) ha piazzato Lecce, Corato, Bari tra le prime dieci città italiane per diffusione di impianti di produzione di energia elettrica a pannelli con celle fotovoltaiche. Di sole e vento non ne mancano certo. La Puglia vuole continuare con l’energia pulita. Il governo Vendola «respinge» il fascino del nucleare. [g. arm.]
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