Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 20:35

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la battaglia dell'artista salentino

Il caso del mosaico sugli abiti
trasferito alla procura di Biella

Indagato chi ha messo in vendita vestiti e felpe «copiati»

Il caso del mosaico sugli abiti trasferito alla procura di Biella

di Pierangelo Tempesta

UGENTO - Il caso del mosaico della chiesa di Gemini, riprodotto su abiti venduti in tutto il mondo, passa alla Procura di Biella. E c’è un indagato: è il procuratore italiano della multinazionale tedesca (specializzata nel commercio per corrispondenza e on-line) che ha messo in vendita i capi di vestiario. La battaglia dell’artista ugentino Giovanni Ria si sposta dunque in Piemonte: lì, infatti, risiede la persona indagata. Ria, inventore della tecnica del mosaico ceramico ad alta definizione, ha realizzato il mosaico della «Madonna della Pace» nel 2005. Nel 2015 si è accorto che la multinazionale aveva riprodotto l’opera d’arte su tre miniabiti e su tre felpe e ha iniziato una dura battaglia legale che è ancora in corso. Del caso si è occupata la Procura di Lecce, che, dopo due richieste di archiviazione rigettate, ha passato le carte ai colleghi di Biella.

Ria, assistito dall’avvocato Andrea Conz, ha scritto al magistrato che si sta occupando della vicenda, il sostituto procuratore Maria Serena Iozzo. Per l’artista, una rogatoria internazionale nelle prime fasi dell’indagine sarebbe potuta servire per «fotografare la portata del dolo ai miei danni. La stessa rogatoria non avrebbe potuto individuare i responsabili principali, evitando che si andassero a compiere, da parte di questi ultimi, anche altri possibili reati per occultare l’illecito? Non avrebbe impedito al Gruppo di accumulare utili economici sfruttando l’appeal di immagine a uso del brand, ottenendo il tutto con il dolo in una situazione di assoluta impunità?».

Ria, inoltre, solleva dubbi sull’attendibilità della contabilità del gruppo, dato che «acquisti fatti su Internet in Europa sono pervenuti in Italia senza documento di trasporto o riscontri fiscali». E sottolinea che alcuni capi di abbigliamento che riproducono il suo mosaico sono ancora in vendita su siti stranieri, in alcuni casi con l’indicazione «Senza etichetta». Il Gruppo, accusa Ria, «conserva l’uso dell’appeal dell’opera per referenziare il proprio brand e sceglie, come già fatto in passato, distributori specifici con il fine di contenere al massimo i possibili rischi di azioni legali. Confidando nell’immobilismo di un sistema giudiziario italiano che, sino ad oggi, non si è mostrato certamente adeguato alle nuove forme di dolo, rese attuali e sostanziali dalla globalizzazione».

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