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In Puglia e Basilicata

Al Kismet di Bari, Gesù parla rumeno

07 Marzo 2009

di Enrica Simonetti

C’è una donna trasandata che non fa altro che pregare. C'è un Cristo che scende dalla croce e parla con l’accento rumeno. Ci sono le ritualità della religione e l'amore vero per gli altri e per se stessi. Nello spettacolo Mangiami l'anima e poi sputala, in scena fino a stasera al teatro Kismet di Bari, c'è molto, moltiossimo, forse anche troppo. Il lavoro della giovane compagnia barese Fibre Parallele, formata da Licia Lanera e Riccardo Spagnulo è stato applaudito a Milano, Roma e Napoli, è arrivato in finale al Premio Scenario 2007 ed ora approda a Bari con il suo carico di significati e di choc e soprattutto con la sua forza di denuncia nei confronti di chi - attraverso la religione - non riesce a rinascere dentro. 

L'amore è il vero protagonista della scena, semplicissima, in total black con solo un cuore rosso acceso e la croce del Cristo, il simbolo da cui lui scende per confortare la donna. Lei, armata di una busta del supermercato e di tutte le sue litanie; lei, sola nella casa povera e mantenuta dalla parrocchia; lei, senza lo slancio d'amore per se stessa e per gli altri. «Tiene sigaretta?», dice Gesù scendendo all'improvviso dalla croce mentre la giovane è a terra a pregarlo. E parte un gioco di dialoghi che approda dalla banalità al nocciòlo della vita, passando attraverso molte situazioni ridicole e molte descrizioni serie e reali dello strano mondo in cui viviamo.


Lo spettacolo è ispirato al romanzo omonimo di Giovanna Furio, Mangiami l'anima e poi sputala, libro molto originale e a tratti schizofrenico, in cui l'uomo buono per eccellenza, diventa per una donna delusa quel Cristo diviso tra corpo e anima. Tutto il lavoro di «Fibre Parallele» ricalca le pagine di Giovanna Furio, ma lo fa in modo disordinato, facendoci viaggiare nella sofferenza senza quasi farcene accorgere. Perché in teatro si sorride di fronte a questa donna semisprovveduta che impara ad amare; ci si gode il suo accento barese, si mettono in mostra le sue forme sfatte, il suo bollito lasciato da cinque anni nel freezer. Ma poi ci sono le cose serie, serissime, le parole del Cristo che invita a sorridere e a non crogiolarsi soltanto nella preghiera, affermazioni cui si aggiungono stralci di trasmissioni di «Radio Maria» o di fedeli che vivono senza aprirsi agli altri.


«Le case in cui io entro non sono mai in ordine e a volte fai fatica ad entrarvi», racconta il Cristo. E via con le descrizioni dei fedeli o presunti tali, delle case ricche e di quelle povere, degli animi pronti ad aprirsi e di quelli che non conoscono e non capiscono. «Io sono qui per te», annuncia il Cristo alla donna in questo improbabile incontro e la strana annunciazione finisce in un rapporto che confonde corpo e anima, sangue e voglia di amare. «Se tu ami me, ami te», dice sempre con accento rumeno Gesù e forse è questa la dimensione più toccante di un lavoro parecchio pieno di cose, in cui si rischia di ridere per la fin troppo semplice battuta di Cristo («Ho un cerchio alla testa») e di non cogliere il resto del messaggio. I giovani attori Licia Lanera e Riccardo Spagnulo si sono imposti sulla scena nazionale come giovane compagnia tra le più promettenti stanno preparando un nuovo lavoro che debutterà a Roma. Lo spettacolo in corso al Kismet, che apparentemente può apparire offensivo ai credenti, è però fonte di riflessione: religiosi o non, riusciamo davvero ad amare e ad uscire dall’indifferenza?

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