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In Puglia e Basilicata

PETRUZZELLI CONTESO Vuoi che apra oppure no? Partecipa al SONDAGGIO

PETRUZZELLI CONTESO Vuoi che apra oppure no? Partecipa al SONDAGGIO
Mentre continua il dibattito (e le polemiche) dopo l'inaugurazione in un capannone della Fiera della stagione lirica, continua il dibattito intorno al destino del Teatro Petruzzelli: deve finalmente aprire al pubblico, pur se in assenza di alcuni certificati di agibilità, oppure no? Finora hanno votato oltre 1.300 lettori

22 Marzo 2009

di MARIA GRAZIA RONGO

Bari è una città dalla memoria corta. Il sindaco Michele Emiliano l’ha ripetuto più volte negli ultimi periodi, e ieri sera l’ha ribadito. «La Bari che ha bruciato il Petruzzelli è quella corrotta degli anni Ottanta. Smettiamola di dire che quello fu un periodo di grande splendore per la città, con la gestione Pinto che portava al Petruzzelli i più grandi artisti del mondo, perché invece era il tempo della mafia che dilagava». E lui, che all’epoca faceva il magistrato se lo ricorda bene: «Erano gli anni in cui gli amministratori locali banchettavano alla corte del re delle Case di Cura Riunite, Cavallari, era il tempo in cui la criminalità locale viveva nel delitto con la pubblica amministrazione. Quelli erano i giorni in cui si stava programmando lo sfacelo di questa città».


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Le parole del primo cittadino sferzano la serata di presentazione del volume: Teatro Petruzzelli. La storia interrotta, del giornalista Fabrizio Versienti, alla libreria Laterza, introdotta da Alessandro Laterza. Ancora rosso in volto e col fiatone (ma contento: «Siamo a sette punti dalla terza!» - ha detto appena entrato in libreria), perché reduce dalla partita del Bari, Emiliano si è quindi rivolto a Silvia Godelli, assessore regionale al Mediterraneo, lodando il fatto che «solo lei, tra gli amministratori dell’epoca non era presenza fissa nel salotto di Cavallari».


Malattia antica quella dei baresi, ed Emiliano ha aggiunto: «Non ci accorgiamo delle cose belle che avvengono nella nostra città e quindi è come se non esistessero. L’ente lirico, ad esempio, è la più grande azienda di produzione artistica che abbiamo, e con un bilancio pari a quello di una sola opera della Scala di Milano. È su questo cammino che dobbiamo proseguire». 

E anche l’assessore Godelli ha scavato nella sua memoria: «Escludendo il problema della riapertura del teatro, esistono altri due gravi problemi - ha detto - che sono quelli dell’assetto proprietario e della gestione futura». E qui è il nocciolo della questione: «Purtroppo non sono problemi di facile risoluzione, perché per ragioni politiche che hanno a che fare con antiche relazioni tra alcuni rami della famiglia proprietaria e grossi nomi della politica italiana, si arrivò a firmare il disastroso protocollo del 2002».


Godelli ha quindi ripreso le dichiarazioni espresse nei giorni scorsi per ripetere che: «Al di là dei balletti elettorali, esiste un solo ente che può gestire il Petruzzelli, ed è la Fondazione». Per farlo però occorre che sia fatta una deroga alla normativa vigente che non prevede la gestione di un teatro non comunale da parte di un ente lirico. «Il ministro Bondi deve prendersi la responsabilità di applicare il Codice Urbani per i Beni Culturali dando il via all’esproprio del teatro, che è stato ricostruito interamente con i fondi pubblici - ha insistito Godelli - ma vista la desertificazione culturale del governo di centro-destra, la decisione è dura a venire».


L’ente lirico tra l’altro necessita di finanziamenti, e a chi rimane il compito di mantenerlo in piedi? «Per la Regione e per il Comune è impossibile - ha precisato Godelli - perché significherebbe chiudere tutto il resto, da Foggia a Santa Maria di Leuca». Per quanto riguarda invece il progetto di utilizzo del Petruzzelli una volta riaperto, l’assessore punta ad «un sistema integrato dove non ci sia solo la tradizione, ma anche sperimentazione che deve vedere impegnati finanziariamente non solo Comune e Provincia, ma anche lo Stato e i privati».


Acconsente l’autore, Fabrizio Versienti: «Rischiamo di riaprire un edificio teatrale per farne solo un museo da visitare. Al di là tanto della nostalgia quanto della polemica - ha aggiunto il critico musicale - il problema è l’incerto futuro degli enti lirici in Italia».

 

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