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In Puglia e Basilicata

Fusti sospetti: Cc sequestrano l’inceneritore di Brindisi

Fusti sospetti: Cc sequestrano l’inceneritore di Brindisi
I dipendenti dell’impianto avevano inviato un esposto alla prefettura. Un’altra denuncia anonima, molto precisa, è poi giunta in procura 
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05 Marzo 2009

di VINCENZO SPARVIERO 

BRINDISI - I carabinieri avrebbero dovuto sequestrare la sola cabina di monitoraggio di quello che a Brindisi tutti chiamano «l’inceneritore». Ma nel piazzale del termovalorizzatore, che si trova nella zona industriale della città, i militari hanno trovato anche una serie di fusti contenenti rifiuti. Fusti sospetti: non solo non è chiaro che razza di materiale contengano, ma è giallo anche sulla loro provenienza, poiché i carabinieri, all’inter no dell’impianto, non hanno trovato nessun documento riconducibile ai fusti. Mattinata movimentata, insomma, nell’impianto brindisino finito al centro di un’in - chiesta della Procura. Un primo esposto su presunte irregolarità consumate nella gestione del termovalorizzatore è stato inviato in Prefettura dagli stessi dipendenti, di recente mandati a casa dall’azienda. Si teme per l’occupazione, ovviamente. Ma si teme anche per la salute. Un secondo esposto, infatti, viene inviato alla magistratura. Una lettera anonima, eppure dettagliatissima, che spinge il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza a disporre accertamenti nell’im - pianto a proposito del sistema di monitoraggio delle emissioni. Il sopralluogo fatto ieri dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico, tuttavia, porta ad estendere il ventaglio delle ipotesi di reato. L’«inceneri - tore» ha sul territorio una particolare rilevanza. Smaltisce diversi tipi di scarti, industriali ma anche sanitari, di provenienza locale e nazionale. L’inchiesta, da quel che si è appreso, è stata avviata da appena un mese. Si indaga sulla gestione del termovalorizzatore e sul sistema di monitoraggio delle emissioni in atmosfera. L’impianto è attivo dal 2001. Fino all’ottobre del 2007 era gestito dalla Tmt del Gruppo Termomeccanica alla quale è subentrata , per conto del Consorzio dell’Area di sviluppo industriale (Asi) la società Veolia Servizi Ambientali Tecnitalia, nata dall’acquisi - zione del 75% di Tmt da parte della francese Veolia Servizi Ambientali. Una società, come si legge nel sito internet, che- a Brindisi gestisce «una piattaforma polifunzionale costituita da un termovalorizzatore di rifiuti industriali e ospedalieri con recupero energetico, da una discarica per rifiuti pericolosi (ex 2e) e un impianto di trattamento dei reflui industriali ». Veolia, che ha sede a La Spezia, gestisce anche il sistema integrato «Calabria Sud» (con impianti e discariche a Sambatello, Siderno e Gioia Tauro, Rossano e Crotone), il termovalorizzatore di Vercelli, quello di Potenza e l’impianto di biostabilizzazione di La Spezia. Il sequestro di ieri, spiega il capitano Nicola Candido dei carabinieri del Noe di Lecce, è stato fatto «a scopo probatorio e servirà a capire se il sistema di monitoraggio ambientale dell’impianto del termodistruttore sia in regola oppure no». Oltre ad apporre i sigilli alla cabina di monitoraggio dellastruttura, i militari hanno sequestrato anche 8 serbatoi verticali da 25 metri cubi ciascuno contenenti rifiuti liquidi, e circa 1000 fusti. E proprio sui fusti sono stati avviati i primi accertamenti per verificare cosa contengano per l’esattezza e da dove provengano. I sospetti sono più d’uno. «Quello dei fusti i resta un mistero - spiega ancora il cap. Candido - non solo per il contenuto, sul quale sono state avviate verifiche, ma, soprattutto, per la provenienza, visto che in sede al momento non è stato trovato alcun documento riferito ad essi». Nel corso della perquisizione di ieri, sono stati anche sequestrati un computer e la documentazione cartacea relativa alla gestione dell’impianto di termodistruzione, alle emissioni in atmosfera ed ai rapporti della società con altri enti ed aziende. Ulteriori documenti utili per il prosieguo delle indagini sono stati sequestrati dai carabinieri del Noe di Lecce presso la sede centrale della Veolia (a La Spezia) e presso altre aziende lombarde e liguri. Al momento, non ci sarebbero iscritti nel registro degli indagati. La Veolia, come già detto, gestisce da poco tempo la struttura brindisina e sta fronteggiando anche uno stato di agitazione dei lavoratori che dura da alcune settimane. Tra i dipendenti, infatti, c’è tensione per il futuro occupazionale. Tra i documenti sequestrati, ieri, anche quelli relativi ai rapporti dell’azienda con altre società italiane.
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