Lunedì 15 Agosto 2022 | 15:08

In Puglia e Basilicata

Denuncia alla Gazzetta: senza credito muoiono aziende lucane

Denuncia alla Gazzetta: senza credito muoiono aziende lucane
Due imprenditori che «si sono fatti da sè» partendo come apprendisti artigiani, che hanno creato un «piccolo impero» e che hanno imboccato la via del declino per la mancata concessione di un credito pari a un quarto del valore dei beni della propria impresa. Una storia forse come tante, in una regione (la Basilicata) in cui il tema dell’accesso al credito ordinario è centrale
• «Ma che aiuti, così ci hanno finito»
• La crisi aggrava tutto
• «Il sistema così con va»

05 Marzo 2009

di GIOVANNI RIVELLI

Morire di credito. Mentre continuano a ripetersi casi di aziende sane messe in ginocchio per mancanza di liquidità, domani si avvia il «tavolo bilaterale» messo su da Abi e Confindustria per appianare le difficoltà di dialogo banche e imprese. La lettera che pubblichiamo sotto è giunta all’indirizzo di «Pronto Gazzetta», la rubrica che raccioglie le denunce dei nostri Lettori. È un esempio di come la mancanza di un buon rapporto tra economia e finanza possa portare conseguenze nefaste. 
Due imprenditori che «si sono fatti da sè» partendo come apprendisti artigiani, che hanno creato un «piccolo impero» e che hanno imboccato la via del declino per la mancata concessione di un credito pari a un quarto del valore dei beni della propria impresa. Una storia forse come tante, in una regione in cui il tema dell’accesso al credito ordinario è centrale anche a causa delle caratteristiche del sistema produttivo. 

Eppure un allarme che merita di essere lanciato. Le imprese lucane sono sottocapitalizzate, e la sottocapitalizzazione è l’ostacolo maggiore alla capacità di trovare dei capitali di debito. Fondamentale diventa, così, il sistema dei consorzi fidi, istituzioni nate per offrire garanzie agli istituti di credito. Ma i confidi possono garantire un prestito al massimo all’80 %. Il resto è area di rischio della banca che spesso blocca tutto. 

Una «pezza» ha provato a metterla la Regione con la legge sul credito. Il restante 20 per cento può essere garantito dal Comitato Antiusura. Ma le difficoltà non sono finite. Innanzitutto alla legge non è seguito il regolamento attuativo (cosa che rende la procedura più difficile da attuare) ma anche quando questa procedura si completa la banca può negare il credito. Così, domani, gli industriali lucani si presenteranno al tavolo con le banche con 4 problemi e quattro proposte. 

«Innanzittutto - dice il presidente di Confindustria Basilicata Attilio Martorano - c’è stato un forte aumento dello spread (il margine aggiuntivo rispetto al tasso di riferimento Euribor, ndr), poi aumentano le richieste di rientro specie alle piccole imprese, c’è forte difficoltà nell’aprire linee di credito ad aziende dei comparti del salotto e dell’automotive e le assicurazioni di credito negano la concessione di polizze di garanzia, bloccando i crediti stessi». Così domani Confindustria proporrà l’istituzione di una sorta di figura di mediazione, per avvicinare di volta in volta le posizioni di aziende e banche, cercando di eliminare i motivi ostativi alla concessione dei capitali richiesti, chiederà che sia data trasparenza al «rating» (il livello di affidabilità) delle aziende, solleciterà un livellamento degli «spread» e una valorizzazione dei consorzi Fidi, anche tramite loro agg re gazioni. 

«La politica creditizia dipende dalle singole banche - spiega Gianluca Jacobini, presidente lucano dell’Abi - ma certo la presenza di confidi più grandi in grado di offrire garanzie con accantonamento di capitale potrebbe essere utile». Ma per l’Abi se c’è difficoltà dipende dalla diversa caratteristica della realtà lucana: «I problemi qui sono gli stessi di altrove legati alla crisi - continua Jacobini - ma pesa la sottocapitalizzazione delle imprese e l’indebitamento di quelle realtà che non sono state in grado di ristrutturare per tempo la propria situazione finanziaria». Per il rappresentante delle banche, tuttavia, ci potrebbero essere degli interventi per migliorare la situazione. «Qui - continua Jacobini - si è parlato di un fondo di garanzia che possa supportare le aziende non solo negli investimenti, marginali in periodi di crisi, ma nelle attività di gestione quotidiana. Un fatto che darebbe una grossissima mano a superare questo periodo estremamente delicato».

• «Ma che aiuti, così ci hanno finito»
• La crisi aggrava tutto
• «Il sistema così con va»
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725