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In Puglia e Basilicata

Sgominata tratta di clandestini dalla Libia

Sgominata tratta di clandestini dalla Libia
Le ordinanze di custodia sono state emesse su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari. Al centro delle indagini del Ros dei carabinieri un sodalizio transnazionale specializzato nel trasferimento dalla Libia alle coste dell’Italia meridionale di clandestini
• A telefono chiamavano gli immigrati "tonni" 

05 Marzo 2009

ROMA, 5 MAR – Una struttura «reticolare,  multietnica e molto pericolosa» in grado di gestire tutte le  fasi dell’immigrazione clandestina, dal reclutamento dei  migranti in vari Paesi africani, al loro imbarco in Libia,  all’arrivo sulle coste italiane, fino alla fuga dai centri di  accoglienza e al successivo sfruttamento: è questa  l'organizzazione smantellata dai carabinieri del Ros con  l'operazione, coordinata dalla Dda di Bari, che ha portato in  carcere 13 persone in Sicilia, Calabria, Lombardia ed Emilia  Romagna. 

L'indagine nasce da una precedente inchiesta avviata dal Ros  nel 2005 nei confronti di un gruppo di stranieri in contatto con  soggetti indagati per terrorismo internazionale: gli  accertamenti non hanno evidenziato attività connesse con il  terrorismo, ma l’esistenza di una vasta organizzazione di  trafficanti di esseri umani, strutturata in cellule collegate  tra loro e con referenti nei Paesi di origine degli stranieri,  in Libia e in Italia. Ciascun gruppo, spiegano i carabinieri,  assicurava il reclutamento di connazionali in Marocco, Egitto,  Tunisia, Algeria e Sudan, provvedendo quindi al loro  trasferimento via terra presso il porto libico di Zouara. Qui, i  referenti libici procuravano le imbarcazioni per il trasporto  dei clandestini sulle coste italiane, in particolare Lampedusa,  mantenendo i contatti con la componente presente in Italia, che  segnalava le rotte da percorrere. 

Un trafficante sudanese dirigeva una cellula preposta alla  gestione degli immigrati, dopo l’arrivo in Italia ed il loro  trasferimento nei centri di accoglienza o di permanenza  temporanea di Crotone, Agrigento e Caltanissetta. Attraverso  affiliati già ospitati in queste strutture, la cellula sudanese  ristabiliva i contatti con gli immigrati e ne organizzava la  fuga, portandoli poi in città del nord Italia. In venti casi, secondo i carabinieri, si può parlare di veri  e propri sequestri di persona a scopo di estorsione perchè gli  stranieri, una volta fatti fuggire dai centri, sono stati  segregati in ricoveri di fortuna e liberati solo dopo il  pagamento di un riscatto da parte dei familiari.  
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