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In Puglia e Basilicata

Ferrovie lucane «dei sogni» tra abbandoni ed incompiute

Ferrovie lucane «dei sogni» tra abbandoni ed incompiute
La giornata delle ferrovie dimenticate, che si celebra oggi in tutta Italia, diventa l’occasione per la Basilicata di «rispolverare» stazioni e binari abbandonati. Matera è l'unico capoluogo in Italia senza ferrovia
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01 Marzo 2009

ferrovia, trenodi PINO PERCIANTE 

Oggi si ricorda l’Italia dei treni, quando non esisteva l’alta velocità e viaggiare era un rito forse lento, un po’ scomodoma che aveva le sue emozioni. Oggi si celebra la «Giornata delle ferrovie dimenticate». In Basilicata, tra gli esempi più eclatanti di ferrovie abbandonate c’è la Lagonegro – Sicigna - no. Chiusa nel 1987 non è stata mai riattivata sebbene ufficialmente non risulti neppure soppressa. Tanti sono stati i progetti presentati per il suo ripristino, ai quali però, in tutti questi anni, non è stato dato alcun seguito. «Noi crediamo da sempre – ha dichiarato il sindaco di Lagonegro Domenico Mitidieri – nel riutilizzo a fini turistici e di mobilità della storica ferrovia Lagonegro – Sicignano. Tale collegamento può risultare di grande importanza per il rilancio turistico, economico, sociale e produttivo dell’intera area. Inoltre consentirebbe anche un collegamento celere con Salerno e, quindi, con l’alta velocità». 

ESPOSTO - Nel frattempo, l’ul - tima novità collegata alla Lagonegro–Sicignano giunge dal Vallo di Diano ed è un esposto - denuncia presentato alla Procura della Repubblica di Sala Consilina dalla locale sede del Codacons. «Quindici milioni di euro stanziati nel 2003 – spiega Rocco Panetta, responsabile per il Codacons di Sala del settore trasporti – non sono stati utilizzati perché non c’è, almeno così ci dicono, il progetto esecutivo. Eppure il Cipe nel ’97 con un’apposita delibera aveva stanziato cinque miliardi di vecchie lire per lo studio di fattibilità e la progettazione esecutiva relativa al ripristino della Lagonegro - Sicignano. Abbiamo chiesto all’autorità giudiziaria di fare luce su questo, visto che nel mese di febbraio del ’99 Ferrovie dello Stato fece uno studio tecnico - economico ed inspiegabilmente nel 2003 la Regione Campania, in accordo con Rete Ferroviaria Italiana, ha commissionato a privati un altro e, a mio parere, inutile studio di fattibilità del costo di 180mila euro. Non si comprende perché il Ministero dei Trasporti e Rfi abbiano dimenticato l’esistenza dello studio delle Ferrovie dello Stato del ‘99». 

STUDI - Sono due gli studi fattibilità per il ripristino della Lagonegro –Sicignano. Quello del ‘99 stabiliva in oltre 50 milioni di euro la cifra necessaria per la riattivazione dell’intera tratta ferrata. Successivamente, nel 2003 la Regione Campania commissiona a privati un altro studio di fattibilità i cui risultati vengono resi noti nel mese di dicembre del 2006. Questa volta di milioni ne occorrono 400 e neppure servirebbero a ripristinare l’intera ferrovia ma solo il tratto compreso tra Sicignano e Montesano. Ce ne vorrebbero un altro centinaio per ripristinare il tratto Casalbuono –Lagonegro dove è necessario realizzare delle varianti rispetto al percorso originario per «bypassare» alcune zone in frana. Si capisce subito che reperire i fondi sarà un’impresa ardua, se non impossibile. L’atten - zione per il ripristino della ferrovia comincia a scemare. «Qualora non fosse possibile la riattivazione della ferrovia – dice il sindaco Mitidieri - certamente qualunque altra soluzione potrebbe risultare importante per il nostro territorio, compresa quella del riutilizzo sotto forma di pista ciclo pedonale. Riteniamo che il patrimonio ferroviario storico frutto anche di ingegneria innovativa non debba essere abband onato». 
treno ferrovie appulo lucane
PATRIMONIO - Quello delle ferrovie dismesse è un patrimonio fatto anche di ponti, viadotti, gallerie, stazioni e caselli, architetture del secolo appena passato collocate in posizioni strategiche che lentamente si sgretolano. Nella scorsa legislatura la senatrice dei Verdi Anna Donati aveva presentato una proposta per il riuso delle linee ferroviarie abbandonate, sotto forma di piste ciclo pedonali. In questa proposta era stata inglobata anche la Lagonegro – Sicignano poi tolta su pressione del Codacons e delle popolazioni locali. Il Lagonegrese - Vallo di Diano rivuole la sua ferrovia che permetteva prima dei displaiy di cellulari e computer, prima delle gallerie infinite e dei finestrini sbarrati di godere di paesaggi suggestivi, anche se pochi oggi sembrano realmente interessati al paesaggio che scorre accanto. A volte chi fissa il finestrino fissa il vuoto. Il 1986 segna l’avvio dei lavori per il rinnovamento e l’elettrificazione della linea Battipaglia – Potenza. Il primo aprile di quell’anno viene decisa la temporanea chiusura della Sicignano - Lagonegro, ufficialmente per permettere i lavori all'interno della galleria della «Stretta» (in comune con le due linee ferroviarie)». 

PULLMAN - Ma la ferrovia per Lagonegro continuò a funzionare regolarmente fino al settembre del 1986: dopo quella data si iniziano a vedere i primi pullman sostitutivi e le corse ferroviarie cominciano a diminuire drasticamente. Ormai la ferrovia ha i giorni contati, ma prima della definitiva chiusura, per rievocarne l’attivazione, viene organizzato il 26 maggio 1987 un piccolo viaggio a vapore tra le stazioni di Atena e Polla, viaggio effettuato con la locotender 835 205 (fatta arrivare appositamente da Foggia) due vetture centoporte a carrelli e in coda la D 345. Dopo i festeggiamenti e i dibattiti sul futuro della ferrovia, l’ultimo treno a percorrere la restante parte della linea fino a Sicignano è (in quello stesso giorno) la D 345. Subito dopo viene «provvisoriamente » sospeso il servizio passeggeri e merci sulla ferrovia. La Sicignano-Lagonegro è stata chiusa per i lavori di elettrificazione sulla linea Battipaglia - Potenza che aveva un tratto di 1,5 km in comune con la ferrovia per Lagonegro. Altro motivo è che la ferrovia, nel frattempo, è stata superata dai mezzi su «gomma». Altre motivazioni sono state il degrado statico da parte dell'infrastruttura e la diseconomicità, rilevata dal gestore, nel mantenere l'esercizio.

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