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In Puglia e Basilicata

LA LETTERA: «Mio figlio travolto e ucciso a Lecce e l'investitore è già fuori»

E’ di nuovo in libertà il conducente della vettura che travolse ed uccise Omar Monaco, il 21enne leccese che tornava a casa in bicicletta. Da un paio di settimane Fabio Bianco, 37 anni, di Lecce, impiegato delle Poste a Bari, non è più ai domiciliari ed ha ripreso pure a lavorare. E il papà di Omar scrive tutta la sua amarezza

01 Marzo 2009

E’ di nuovo in libertà il conducente della vettura che travolse ed uccise Omar Monaco, il 21enne leccese che tornava a casa in bicicletta. Da un paio di settimane Fabio Bianco, 37 anni, di Lecce, impiegato delle Poste a Bari, non è più ai domiciliari ed ha ripreso pure a lavorare. Fa su e giù dal capoluogo pugliese in treno, perché dopo l’incidente la patente di guida gli è stata sospesa. E’ rimasto ai domiciliari un paio di mesi. Dopo l’incidente, infatti, era scappato, rintanandosi in casa della madre. Le indagini serrate degli agenti della Mobile, però, dopo un paio di giorni, avevano consentito di rintracciarlo e di arrestarlo. «Ero sotto choc», così aveva spiegato la sua fuga. Ora che le esigenze cautelari sono venute meno, Bianco (assistito dagli avvocati Fr ancesco Marianoe Francesco Dragone) è tornato in libertà e, dopodomani, comparirà davanti al gip Andrea Lisi per chiedere il patteggiamento e chiudere il conto con la giustizia. I suoi difensori hanno concordato una pena con la Procura (un anno ed 8 mesi). Toccherà al gip stabilire se la pena è congrua. 

Sull’intera vicenda, però, il papà di Omar, Luigi Monaco, non nasconde la sua amarezza. Che traspare dalle righe di questa sua lettera: «Sono trascorsi due mesi e mezzo da quel triste giorno di dicembre che ci ha portato via così violentemente il nostro Omar, cambiando per sempre la nostra vita, svuotandola di significato. All’insopprimibile dolore per la scomparsa di un figlio appena 21enne, di un fratello, di un amico, di un ballerino che voleva solo danzare e ancora danzare, si accompagna la paura che un episodio del genere possa ancora ripetersi, che un’altra vita possa venire spezzata in circostanze così assurde. Non c’è giorno che passi senza che ci si ponga sempre le stesse domande, nello sforzo di convincerci che quello che è accaduto sia un “semplice” incidente stradale. L’aspetto più amaro ed assurdo della vicenda è l’atteggiamento brutale e cinico dell’abbandono del malcapitato Omar, riverso in stato agonizzante sull’asfalto e considerato indegno di un soccorso; e, quindi, la fuga ed il nascondiglio del colpevole, forse ancora più gravi della condotta di guida inqualificabile».... 
«La resa e l’ammissione di colpevolezza sono stati possibili solo per il formidabile e tempestivo lavoro degli investigatori. Non vorremmo credere che l’investitore di Omar sia stato così lucido da scappare, dopo averlo investito così brutalmente su un viale illuminato a giorno, e poi da continuare, ancora, a scappare, fino al punto di ammettere le proprie responsabilità (e non “confessare, che è una cosa diversa) soltanto quando “smascherato” dagli uomini della Squadra Mobile di Lecce. Eppure, non possiamo fare diversamente, anche se avremmo voluto credere una cosa differente, perché pensiamo che chi sia veramente pentito dei suoi errori, per quanto gravi, abbia infiniti modi per dimostrarlo, a sé stesso e agli altri». 

«Oggi, però, dopo che l’unico autore della morte del povero Omar non ha meritato neanche un giorno di carcere, anche se non capiamo il perché, veniamo a conoscenza che per espiare le sue “colpe” ha pensato bene di affidare il suo corpo alle cure di un noto centro benessere della città».... 
«Da questa vicenda abbiamo imparato che se qualcuno investe brutalmente un uomo, magari pure sotto l’effetto di alcol o altre sostanze, uccidendolo, e poi scappa, e continua a nascondersi più che può, il massimo che può capitargli è che venga messo ai domiciliari per un brevissimo periodo, ossia nello stesso posto dove lui stesso aveva deciso di nascondersi. Anche perché, in tal modo, l’eventuale uso di alcol o sostanze stupefacenti, probabilmente, non verrà mai accertato. Allora, vorremmo non dover imparare più nulla da questa storia, almeno finché le cose non cambieranno radicalmente. Ora possiamo solo aspettarci l’ennesima impunità che, prima o poi, potrebbe, addirittura, “premiare” quest’uomo». «Se questa è la Giustizia degli uomini, non possiamo che affidarci a quella di chi è sopra di noi, ma se le leggi continueranno a punire solo “simbolicamente” chi si rende responsabile di comportamenti così gravi, forse continueremo a piangere altre vite sulle nostre strade, come in questi ultimi giorni accaduto a Taranto e a Roma, perché il prossimo pirata della strada, certamente, non si fermerà».
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