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Mandredonia, la Sangalli vetro
messa all'asta: si parte da 10mln

Sangalli messa all'asta si parte da 10 milioni

di Michele Apollonio

MANFREDONIA - Il curatore fallimentare della Manfredonia-Sangalli vetro, Luigi De Fant, ha emesso il nuovo bando che fissa per il 20 marzo prossimo l’asta per la vendita del sito produttivo di Macchia. Contrariamente alla precedente asta andata deserta per mancanza di offerte, per la prossima ce ne saranno due che si contenderanno l’acquisizione della Sangalli vetro che consta di tre unità: lo stabilimento produttore del vetro float, di quello destinato al vetro satinato e quello per la lavorazione del vetro magnetronico. La base d’asta è fissata in 10.429.550 euro (la prima è stata di 14.899.300 euro).

Due i gruppi che hanno mostrato interesse all’acquisto del sito: Elliot e Sisecam. Il primo fa capo ad un fondo internazionale che investe attività in liquidazione; il secondo fa capo al gruppo Trakya Cam Sanayii. La Elliot aveva presentato una offerta il 19 dicembre 2017 depositando una impegnativa di due milioni di euro. La Sisecam che aveva già effettuato una ricognizione sulle strutture di Macchia, ha rilanciato del 10 per cento l’offerta di acquisto portando a 12 milioni la somma complessiva.

Il giorno prima del 20 marzo è il termine ultimo per la presentazione delle buste, il giorno dopo l’apertura. Nel caso sarà unica l’offerta pervenuta il giudice dovrà assegnarla direttamente. Nel caso invece di più di una offerta, saranno i rilanci di 150mila euro a decidere chi si sarà aggiudicata l’asta.

Ma sarà sufficiente l’offerta monetaria a decidere le sorti di quel complesso industriale che ha dato grande prova di efficienza tecnica, organizzativa e produttiva? Le maestranze non nascondo una giustificata preoccupazione per l’uso che ne farà il nuovo proprietario. Insomma, non si parla dell’aspetto fondamentale, vale a dire del piano industriale, dell’attività produttiva, dell’occupazione, del mercato.

La Elliot ha fatto sapere che riattiverà la produzione di vetro e che inizialmente occuperà 50 lavoratori per poi mano che l’attività procede, assorbire anche tutti gli altri ex dipendenti Sangalli. La Sisecam, che ha già acquistato il sito di Porto Nogaro per 90 milioni di euro, non ha fatto sapere nulla almeno sino ad ora. Negli ambienti dei lavoratori non si nasconde il sospetto e il timore che si punti all’acquisizione del complesso industriale per poi tenerlo inoperoso o quanto meno a basso regime con tutte le incognite del caso.

Il pensiero non solo delle maestranze che seguono la vicenda con grande e vigile attenzione, corre all’impianto gemello di Porto Nogaro, ma meno competitivo per qualità del prodotto. .

La posta in gioco è fortemente importante, riportare in attività quel sito produttivo significa dare speranza e futuro alla gente che vi lavorava che tornerebbe ad un lavoro onorato con tanto impegno per una ventina di anni; ma anche e soprattutto per il territorio che non perderebbe quest’ultima bandiera di un poderoso progetto di lavoro e sviluppo malamente gestito da una classe dirigente che ha più di una colpa da farsi perdonare. A questo punto si invoca a gran voce un intervento decisorio dei Ministeri dello sviluppo e del lavoro e della Regione Puglia.

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