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In Puglia e Basilicata

Case per sesso: l'ex assessore  brindisino Sanna, risarcirà 61mila euro

Mancano ancora altri gradi nel giudizio penale ma la Corte dei Conti bussa a denari 
• «Ero innamorata, non furono abusi»
• Per la difesa accuse ingiuste
• Un registratore per incastrarlo
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AI LETTORI: Se fosse già stato approvato dal parlamento il cosiddetto «disegno di legge Alfano» in tema di intercettazioni e giustizia, che introduce forti restrizioni nel campo dell’informazione giudiziaria, questo articolo non sarebbe stato possibile pubblicarlo.

27 Febbraio 2009

di VINCENZO SPARVIERO

I presunti casi di violenza sessuale e concussione di cui è accusato potrebbero costare molto più cari del previsto all’ex assessore del Comune di Brindisi Domenico Sanna, brindisino di 60 anni, in carica dal 6 agosto del 2002 al 4 novembre dell’anno successivo e arrestato dalla Squadra mobile il 9 luglio del 2004. La Corte dei Conti pretende dall’ex amministratore un risarcimento all’erario di oltre sessantumila euro, dei quali 50 per i danni all’immagine del Comune. La restante parte, invece, riguarda un presunto «danno per disservizio». 

«L’attività istruttoria fin qui svolta - secondo il pm Antonio Trocino - ha accertato che Sanna si è reso ripetutamente responsabile dei reati di concussione e di atti di violenza, in quanto, abusando dei suoi poteri, costringeva ed induceva alcune signore a subire violenza sessuale in cambio della definizione di una pratica relativa alla concessione di un immobile popolare, e/o, comunque, del suo interessamento verso questo o altro problema ». A Sanna si contestava la concussione «per aver, in qualità di assessore del Comune di Brindisi con delega alle case popolari, abusando dei suoi poteri ed in particolare promettendo il proprio interessamento per l'assegnazione di una casa popolare» e della violenza «per aver chiuso a chiave la porta dell'ufficio comunale e nell'afferrare la donna con forza e nel toglierle la camicia, costretto la medesima ad avere un rapporto sessuale». 

Si tratta solo di due dei capi di imputazione che sono stati esaminati durante il processo che prevede ancora altri gradi di giudizio. «Emerge - secondo la Corte dei Conti - una responsabilità amministrativa a titolo di dolo causativo di danno erariale da disservizio ed all’immagine dell’ammi - nistrazione comunale». «Sanna - secondo Trocino - aveva dato luogo ad una gestione gerarchica del patrimonio immobiliare del Comune di Brindisi, invadendo spesso anche quella che avrebbe dovuto essere la sfera di competenza dell’apparato burocratico, sempre pronto, in realtà, ad assecondare le richieste del Sanna. Inoltre, prima di affrontare le singole posizioni, come emerge dagli atti del processo penale, il fenomeno era alquanto diffuso, costituendo, la condotta delittuosa del Sanna, una consuetudine». Per tornare al risarcimento richiesto, il “danno da disservizio” consiste - secondo gli inquirenti - nella «mancata o ridotta prestazione del servizio ovvero nella cattiva qualità del servizio fornito all'Amministrazione, determinante una disutilità del servizio stesso, nonché, come nel caso in esame, nello sviamento o distorsione della funzione pubblica esercitata per fini egoistici illeciti contrastanti con i doveri di servizio». 

«Il danno da disservizio - sempre secondo la Procura - è evidente: Sanna, al di là della competenza teorica dell’apparato burocratico, gestiva di fatto il patrimonio immobiliare del comune di Brindisi, favorendo, o promettendo di favorire, un numero significativo di signore (in realtà, sono in numero maggiore di quelle evocate nel rinvio a giudizio) nell’assegnazione di case popolari in cambio di favori sessuali. Non c’è dubbio che, nel caso di specie, la condotta del Sanna, sia pure non accertata con sentenza passata in giudicato abbia determinato, sul piano dell’immagine dell’amministrazione comunale, conseguenze dannose incalcolabili ma si ritiene che il danno all’immagine vada quantificato in 50.000 euro». Sanna, ovviamente, contesta tale richieste.

• «Ero innamorata, non furono abusi»
• Per la difesa accuse ingiuste
• Un registratore per incastrarlo
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