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In Puglia e Basilicata

A Ferrandina il più grande deposito di gas russo del Sud

«Avelar Energy», controllata svizzera del gruppo russo «Renova» ha reso noto di aver ottenuto l’autorizzazione dai ministeri dell’ambiente e dei beni culturali per realizzare a Ferrandina un deposito per lo stoccaggio del gas, con una capacità iniziale di 700 milioni di metri cubi, con la possibilità di arrivare a regime fino ad un miliardo di metri cubi. La società spera di poterne avviare la costruzione in autunno.

27 Febbraio 2009

di DONATO MASTRANGELO

Come una matrioska. La megaholding russa Renova consolida le sue mire strategiche nell’area industriale della Valbasento e lo fa attraverso la Avelar Energy la sua controllata svizzera che nelle ultime ore ha compiuto un deciso balzo in avanti nella realizzazione di un maxi deposito sotterraneo di gas, il più grande nel Mezzogiorno, nel territorio di Ferrandina. Un progetto che ha ottenuto il decreto di Via, la valutazione di impatto ambientale positivo da parte dei ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali. 

Un progetto, quello che prevede un deposito per lo stoccaggio del gas, con una capacità iniziale di 700 milioni di metri cubi, con la possibilità di arrivare a regime fino a un miliardo di metri cubi, che è stato presentato dalla Geogastock, una delle società controllate del gruppo e che è titolare presso il ministero per lo Sviluppo Economico delle concessioni di stoccaggio relative ai giacimenti di gas metano di Grottole-Ferrandina (pozzo Cugno Le Macine) e di Pisticci (pozzo Serra Pizzuta), situati tra i Comuni di Ferrandina e Salandra e Pisticci. Dunque dopo alcune prescrizioni poste al progetto nelle scorse settimane, in particolare sulle caratterizzazioni al sottosuolo, è giunto il decreto di via positivo per l’iniziativa che fa capo alla Renova del magnate russo dei settori energetico e metallico Viktor Vekselberg. 

I campi di Cugno Le Macine e Serra Pizzuta, a detta della Geogastock presentano caratteristiche perfettamente adeguate allo stoccaggio del gas e sono stati già utilizzati per la stessa attività dal 1977 al 1985 dall’Eni ed in seguito dismessi. La concessione sarebbe ventennale con due rinnovi decennali. L’entrata in esercizio è prevista nel 2011. Un investimento cospicuo, 400 milioni di euro, per quella che viene definita “opera di interesse strategico nazionale” e che prevede collegamenti con metanodotti, centrali di compressione, stoccaggio di rifiuti, centrali di trattamento e stazioni di pompaggio finalizzati allo stoccaggio di grandi quantitativi di gas naturale, circa un miliardo di metri cubi standard. 

La holding russa punta ad utilizzare il deposito nell’ambito del progetto di gasdotto South Stream, frutto di una joint venture tra Eni e Gazprom. Il progetto già in tempi non sospetti ha fatto storcere il naso alle associazioni ambientaliste. È invisa la scelta di una iniziativa che insiste in un’area industriale, la Valbasento, interessata da un progetto di bonifica da inquinamento, in prossimità di siti di importanza comunitaria, con presenza di sorgenti idro-potabili e sistemi idrologici del bacino del fiume Basento ed all’interno di boschi che lo stesso progetto di stoccaggio definisce “attenuatori degli impatti visivi delle opere” ed aree agricole di pregio per produzioni tipiche. 

«Il ministero - dichiara l’assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico - aveva richiesto delle integrazioni al progetto ma noi non abbiamo ricevuto alcuna informativa in merito. In ogni caso con il Governo, anche sulla scorta del piano energetico che vareremo, apriremo una partita rispetto a quelle che saranno le nostre opzioni energetiche sul territorio lucano». La Regione è forse in posizione di attesa anche sul progetto del megastoccaggio del gas perchè intende rinegoziare l’intera partita sulle royalties petrolifere?

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