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In Puglia e Basilicata

"Pasta più cara", tra i «registi» dell'intesa produttori pugliesi

"Pasta più cara", tra i «registi» dell'intesa produttori pugliesi
ROMA - Mega multa dell’Antitrust ai produttori di pasta rei di aver dato vita ad un cartello per controllarne il prezzo. I produttori replicano con stupore: nessun cartello tra noi ma gli agricoltori plaudono all’iniziativa del Garante ritenendo ingiustificato il lievitare dei prezzi dal campo allo scaffale del supermercato. Tra i registi dell'intesa anche produttori pugliesi

27 Febbraio 2009

ROMA - Mega multa dell’Antitrust ai produttori di pasta rei di aver dato vita ad un cartello per controllarne il prezzo. I produttori replicano con stupore: nessun cartello tra noi ma gli agricoltori plaudono all’iniziativa del Garante ritenendo ingiustificato il lievitare dei prezzi dal campo allo scaffale del supermercato.

A finire nel mirino dell’Antitrust sono state 26 aziende che producono le marche più note. Non solo la megamulta (12,5 milioni in tutto) riguarda anche l’associazione di categoria più rappresentativa del settore, l’Unione Industriali Pastai Italiani. «Avevamo evidenze inoppugnabili sull'esistenza di un’intesa», spiega il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà. L’accusa è aver posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo. Cioè aumenti concordati a tavolino. Gli effetti di questo accordo sono abbastanza evidenti: l’antitrust spiega infatti che l’intesa realizzata da Unipi e dai 26 produttori è durata dall’ottobre 2006 almeno fino al primo marzo 2008. 

Dal maggio 2006 al maggio 2008, quindi in un periodo leggermente sfasato ma in parte coincidente, il prezzo di vendita della pasta al canale distributivo ha registrato un incremento medio pari al 51,8%, in buona parte trasferito al consumatore, visto che il prezzo finale è cresciuto nello stesso periodo del 36%. L’istruttoria ha dimostrato – dice inoltre l’autorità – che alcune società (Amato, Barilla, Divella, Garofalo, Rummo e Zara) hanno svolto un particolare ruolo di coordinamento con riunioni ristrette. Da qui la multa.


I produttori si dichiarano «stupiti»: «La nostra missione, da sempre, – dice Guido Barilla presidente dell’omonimo gruppo – è quella di offrire alle persone prodotti di ottima qualità al giusto prezzo, operando in assoluta trasparenza, secondo i principi di sana concorrenza alla base del libero mercato». Anche il pastificio Garofalo dice «di non aver mai aderito a presunti accordi di cartello finalizzati ad influenzare la dinamica dei prezzi». E l’Unione Industriali Pastai Italiani, ribadisce che nel settore «non vi sono state speculazioni, nè si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori». La Fiesa-Confesercenti «ribadisce l’estraneità degli esercizi commerciali negli aumenti» mentre le organizzazioni agricole plaudono all’iniziativa del garante. 

«Da tempo – dice il presidente della Cia, Giuseppe Politi – avevamo denunciato una situazione anomala, il prezzo del grano duro, dopo le impennate dei primi mesi del 2008, aveva subito un taglio netto, in alcuni casi del 50%, mentre la pasta al consumo ha continuato a far registrare vistosi rincari». E il presidente della Coldiretti Sergio Marini, chiede che i soldi che i produttori dovranno pagare vengano restituiti a cittadini ed agricoltori. Stessa richiesta arriva dalle associazioni dei consumatori: Adusbef e Federconsumatori invitano i consumatori a recuperare gli scontrini e a chiedere il rimborso dai giudici di pace.

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