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Due casi a Monopoli e Scorrano

Cannabis a scopo terapeutico
«No», «Decido io»: caos in Puglia

Polemiche dopo le posizioni di due medici (uno spiega alla Gazzetta la sua posizione) degli ambulatori Asl nelle province di Bari e Lecce

Cannabis a scopo terapeutico«No», «Decido io»: caos in Puglia

EUSTACHIO CAZZORLA

Il medico della Asl non prescrive la cannabis naturale a chi non si fa visitare. E il cartello galeotto finisce in «rete». Il messaggio sibillino viene rilanciato dal popolo del web che coglie l’occasione per esporre il proprio disappunto e per ribadire la necessità di prescrivere la cannabis. I cannabinoidi, sotto le nuove vesti di un farmaco risolvono problemi di dolore e di spasticità e con un «ma»: serve una visita e uno screening medico di uno specialista abilitato. Il caso è stato sollevato «involontariamente» dal dottor Angelo Schiavone che ha scritto il cartello così tanto incriminato, a seguito di un intenso «confronto verbale, diciamo uno scambio di vedute» riferisce in esclusiva alla “Gazzetta”.

Il paziente è entrato venerdì scorso, intorno alle 11, nell’ambulatorio della Asl del day hospital San Camillo di viale Aldo Moro. Sembra chiedesse con insistenza la prescrizione di cannabis naturale senza sottoporsi a visita medica. E così il professionista della Asl, ha pensato di essere più convincente apponendo, sulla porta dell’ambulatorio dove presta servizio, un cartello con su scritto a chiare lettere «Si comunica che il dott. Angelo Schiavone non è prescrittore di cannabis». Volendo dire, medico ma non pusher.

Ma è bastato postare sui social la foto del cartello per scatenare la risposta della «rete». L’iniziativa è stata di Andrea Trisciuoglio, 39 anni, di Foggia, affetto purtroppo da una malattia invalidante che dal 2007 ha cominciato a curare con successo assumendo cannabis. Ha così messo da parte le terapie tradizionali (chemioterapici, immunosoppressori, miorilassanti) e dal 2009 riferisce che in Italia è arrivato un farmaco a base di marijuana, Bedrocan, importato a caro prezzo dall’Olanda. Il signor Andrea si è ritrovato a fondare nel 2013 nel Salento a Racale, la «LapianTiamo», un’associazione non-profit nata per «un aiuto reciproco tra i malati» spiega Andrea «lo dicevamo fieramente questo è il nostro motto».
E poi «sulla cannabis terapeutica abbiamo due vie o la coltiviamo o la prendiamo in ospedale. È chiaro che la prima via non è praticabile per problemi legali. Ho scritto una lettera a tutti i direttori dell’Asl di Puglia, non è per un capriccio ma per una scelta di logica. Non è disobbedienza civile. La scelta ovvia è quella, vi prego, di non lasciare mai più scoperto il malato dal farmaco. Sono un Radicale e a volte faccio come Marco Pannella, degli scioperi non della fame, però, ma del farmaco che è una cosa indispensabile per il mio corpo».

Fin qui le ragioni di Triscuoglio e di chi propende per l’uso terapeutico della cannabis e che ha cavalcato l’onda di protesta del web su quel cartello, ora rimosso, su cui il dottore Schiavone ha ben spiegato le sue ragioni. Tra i post in rassegna anche quello del Commissario straordinario dell’Agenzia Regionale Sanitaria della Puglia, Giovanni Gorgoni, che chiede lumi su dove fosse accaduto l’episodio. Il medico è stato evidentemente messo sotto pressione dal paziente e spiega «la cannabis terapeutica è un farmaco come tutti gli altri e va prescritto quando ci sono le indicazioni prescritte dalla legge e soprattutto solo di fronte a una patologia. Si è trattato di un fatto estemporaneo legato solo a quel paziente» e chiarisce «non c’è un diniego alla prescrizione della cannabis. Quell’uomo era nella lista dei prenotati. La cannabis seppur con effetti terapeutici ha anche effetti collaterali allucinogeni e allergenici di varia natura. Come un qualsiasi farmaco ha indicazioni e controindicazioni. Per questo va prescritta dopo una visita medica in presenza di determinate patologie, neoplasie e altre situazioni in cui è prescrivibile». Serve un piano terapeutico e il farmaco-cannabis viene erogato dalla farmacia ospedaliera del San paolo (ex Cutugno).

I pazienti si lamentano, i medici sembrano essere sotto pressione soprattutto per richieste da parte di pazienti poco collaborativi visto anche a Scorrano è stato divulgato un altro cartello simile ma questa volta con il timbro della Asl di Lecce «THC terapeutica solo dopo aver testato altri presidi analgesici».

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Altro caso a Scorrano: Intanto a Scorrano (Asl Lecce), presso l'ambulatorio delle cure palliative nel Leccese, un altro biglietto affisso dal medico suscita polemica: «Si comunica ai pazienti che l'eventuale utilizzo di THC a scopo terapeutico avrà luogo SOLAMENTE dopo aver testato tutti gli altri presidi analgesici e a totale discrezione del medico».

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