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In Puglia e Basilicata

Lecce, ricorso al Tar blocca il recupero di Parco Rudiae

23 Febbraio 2009

LECCE - Una giornata di visita alle antiche rovine di Rudiae per parlare di archeologia, per riaccendere un faro su un luogo dimenticato che ha già rivelato molto, ma che potrebbe svelare ancora tante sorprese se solo si prestasse più attenzione ai segni e agli echi del passato. E’ stato proprio l’intento della sensibilizzazione quello che ha spinto il professor Francesco D’Andria - direttore della Scuola di archeologia della facoltà di Beni culturali - a tenere ieri mattina una lezione all’aperto tra le vestigia della città messapica. Una visita promossa dal Fai, per iniziativa del presidente Giorgio Aguglia, alla quale hanno aderito numerosi cittadini nonostante le incertezze del tempo. «E’ un sito di straordinaria importanza - fa sapere D’Andria - un immenso patrimonio che abbiamo a poca distanza, ma che purtroppo è come se non esistesse. Un sondaggio svolto dai miei studenti - ricorda in proposito - ha rivelato che manca un’esatta percezione della ricchezza e delle risorse archeologiche che Lecce è in grado di esprimere. 

L’iniziativa del Fai ha contribuito a creare un momento di attenzione su un sito che da molti anni attende un’in - dispensabile valorizzazione». Il docente rammenta che ad oggi il nucleo visibile dei resti di Rudiae è di circa un ettaro. Solo una minima parte dell’intera zona archeologica che ne comprende al meno cento. «E’ un’area lambita dall’espansione urbana - sottolinea D’Andria - ma che è sottoposta a vincolo e dovrebbe quindi essere immune da lottizzazioni e speculazioni edilizie». Quanto al futuro dell’area D’Andria ha spiegato che i progetti esistono, così come le risorse per avviare un programma di recupero. Ma, come spesso accade, c’è di mezzo l’opposizione dei proprietari di una zona confinante col “fondo acchiatura”. Il ricorso, ad oggi, è ancora pendente al Tar. «Il Comune - rammenta il doalcente - ha previsto un finanziamento di 500mila euro per valorizzarlo. Nel progetto - spiega - c’è anche la proposta di acquistare il sito del cosiddetto “anfiteatro” ma i proprietari si sono dimostrati contrari. Per ora, quindi, anche il finanziamento resta sospeso. In base ai programmi - spiega D’Andria - nel fondo acchiatura dovrebbe essere creato il “Laboratorio didattico dell’archeologia” per le scuole medie e superiori. Il mio augurio - aggiunge - è che una maggiore attenzione sulle potenzialità di questo patrimonio archeologico possa contribuire a sbloccare questa situazione di stallo». 

D’Andria rammenta anche che i lavori di sistemazione effettuati in passato non si sono rivelati del tutto corretti sul piano della tutela e della fruibilità del sito. Attualmente il fondo è dominato dalle erbacce e lo spettacolo non è confortante. «Un laboratorio di archeologia - rileva - contribuirebbe a mantenere un presidio costante a tutto vantaggio della tutela e dell’interesse verso l’area. In tutti i programmi elettorali che hanno riguardato questa città c’è sempre stato un riferimento a Rudiae, ma nei fatti non c’è mai stato alcun riscontro positivo. Credo sia doveroso, anche in prospettiva, far riemergere l’interesse verso un patrimonio per larga parte ancora inesplorato che può offrire davvero molto a Lecce e ai leccesi sul piano culturale, storico e turistico».
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