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In Puglia e Basilicata

Barletta, case di cooperative piene di crepe

22 Febbraio 2009

di MICHELE PIAZZOLLA

Si parla tanto di case cooperative: una soluzione per l’edilizia economica e popolare da anni in voga per consentire ad un ampio strato medio di cittadini di poter accedere all’acquisto. Purtroppo la realtà ad oggi è ben diversa. Non tanto per il prezzo dell’alloggio, quanto per la qualità della struttura, dove - è accertato - il contenimento dei costi avviene a discapito dei materiali. La denuncia in tal senso giunge da due cittadini, Carmine Del Rosso e Marco Verde, abitanti in una della tante case in cooperativa nella nuova zona 167. Il loro, più che una denuncia, è un appello a coloro i quali si apprestano ad acquistare casa in cooperativa. 

«Controllate - scrivono in una lettera inviata in redazione - prima di abitare nelle nuove case di cooperativa facendo saggi, ad esempio, soprattutto al pavimento, dove il massetto come previsto dal capitolato d’appalto sia veramente di calcestruzzo perchè abbiamo l’esperienza nostra e di tanti altri soci che in realtà è di sabbione. Lo abbiamo riscontrato dopo qualche tempo mentre si puliva la superficie con la sola scopa, usciva polvere e - appunto - sabbione, quindi il massetto si consumava». 

I due cittadini incalzano: «Ci chiediamo nonostante i sacrifici per acquistare una casa in cooperativa, dobbiamo riscontrare che col tempo sono sorte lesioni sui muri, tra pilastri e tramezzi, quindi piccole spaccature. Inoltre sotto il pavimento, coi piedi, si avvertono dei vuoti, tipici del fenomeno della superficie gonfia che si alza. Abbiamo provveduto a riparare e abbiamo notato che il massetto è scarso a cemento, sembra sabbione e acqua. Difatti il collante sotto la piastrella in ceramica non aderendo al massetto si stacca». 

Del Rosso e Verde ricordano che, indipendentemente dal tipo di rivestimento, il massetto per essere idoneo al pavimento si deve presentare planare, liscio, pulito, privo di fessurazioni, compatto, stagionato, dimensionalmente stabile e meccanicamente resistente. Di conseguenza, i due sono di casa cooperativa della nuova zona 167, sottolineano che questi problemi riscontrati «sono di tante altre case cooperative». 

A questo punto, i due cittadini pongono degli interrogativi «a chi ha orecchie per intendere, intenda pure». E cioè: «Come mai capitano questi fenomeni? Perchè c’è la scarsità a volte dei materiali? Perchè il costruttore lavora in economia? Dove sono i controlli sugli immobili costruiti circa dodici anni fa?». Del Rosso e Verde concludono: «Ci auguriamo che coloro i quali avranno una casa cooperativa possano stare attenti nel fare i controlli necessari e opportuni sui materiali e sulla costruzione, a partire da mura e pavimenti, affinchè siano a non subire quanto abbiamo subito e stiamo subendo noi, visto che come abbiamo letto di recente, il prezzo delle nuove case in cooperativa si aggireranno su cifre abbastanza considerevoli che vanno dai 140mila a 200mila euro per cento metri quadrati».
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