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In Puglia e Basilicata

Appennino foggiano, la notte dei lupi. Sgozzato gregge

22 Febbraio 2009

branco di lupidi ANTONIO MONACO 

ROCCHETTA SANT'ANTONIO - Tempo da lupi in questi giorni dalle parti dei monti Dauni, con temperature polari e tormente di neve che fatto salire il manto bianco fino a due metri di altezza. E i lupi, a quanto pare, non hanno esitato ad uscire allo scoperto in uno scenario che evoca racconti di londoniana memoria. Dunque, sarà stata la neve abbondante; sarà stato il freddo che sulle cime più alte ha fatto precipitare il termometro fino a toccare i dieci gradi sotto lo zero, sta di fatto che i lupi, spinti dalla fame, hanno falcidiato un gregge di venti pecore dalle parti di Rocchetta Sant'Antonio. L’altra mattina, in contrada “Grave ”, un allevatore ha trovato sgozzato il gregge che, da quanto accertato dai sanitari dell’Asl di Foggia, sono state uccise dai lupi. Non è la prima volta che sul Preappennino dauno si registrano casi come quello avvenuto l’altro giorno a Rocchetta Sant'Antonio. 

Negli ultimi anni più di un allevatore ha denunciato l’aggressione e l’uccisione di capi ovini in terra preappenninica. E, spesso, i sanitari hanno decretato che la soppressione delle pecore fosse opera del lupo. Nel corso dell’ultimo decennio ci sono stati casi a Roseto Valfortore, a Castelluccio Valmaggiore, a Faeto, a Celenza Valfortore. 

Che sui monti Dauni, ma anche sul Gargano, ci siano i lupi è un fatto accertato, seppur si tratterebbe di presenza temporanea, dovuta ai tempi di passaggio necessari per spostarsi da habitat decisamente migliori, quali sono le montagne dell’Abruzzo e della Calabria. Lo prova il ritrovamento di alcune carcasse di esemplari di lupo avvenuto negli anni scorsi dalle parti di Sant'Agata di Puglia. Non a caso sulla scorta di questi episodi, a Roseto Valfortore, una quindicina di anni fa, il Comune, grazie ad un finanziamento della Regione Puglia, avviò una ricerca per verificare se il lupo dimorasse lungo la dorsale. Una ricerca che doveva concludersi con la cattura di qualche esemplare al quale sarebbe stato applicato un radio-collare per monitorare la presenza e gli spostamenti sul territorio. Ma quest’epilogo non c'è stato. La presenza del lupo, dunque, è circoscritta a qualche avvistamento, ad alcune tracce lasciate sul terreno e la presunta aggressione a danno di capi ovini. Addirittura qualcuno afferma di aver visto un branco di lupi girare nottetempo per le vie di Roseto e fermarsi presso un cassonetto dei rifiuti in cerca di cibo. Tutto verosimile, ma la certezza che il lupo sia stanziale sui monti della Daunia nessuno fino ad oggi è riuscito a certificarlo. A detta degli esperti l’animale vive in un habitat che non potrebbe essere quello preappenninico: troppo piccolo in termini di aree boschive. Anche gli episodi collegati al ritrovamento di pecore uccise non sempre sono opera dei lupi. Spesso possono essere dei cani inselvatichiti ad aggredire gli ovini o altri animali, compresi i bovini. E poi ci sono le modalità di aggressione, un particolare che va esaminato attentamente sul capo abbattuto. Gli esperti lo chiamano “surplus killing”. 

SI ESTINGUONO PER IL BRACCONAGGIO
Si chiama “lupo appenninico” o “lupo italiano”, ma non è diverso da quello di altre parti d’Europa. Gli unici che hanno caratteristiche leggermente diverse sono i lupi che vivono nel Nord America, così come quello russo. In Italia, come è noto, il lupo è una specie protetta ed presente soprattutto in Abruzzo, ma l’animale deve fare i conti con il fenomeno del bracconaggio ancora molto diffuso. Purtroppo, la leggenda è dura a morire sulla cattiva fama del lupo, dipinto come un animale cattivo e molto pericoloso. Di qui la caccia da parte dell’uomo che è riuscito quasi nella sua estinzione. Proprio a causa del bracconaggio, il lupo non vive molto. Uno studio ha accertato che c'è una mortalità diffusa nel primo anno di vita. Gli esemplari che riescono a sfuggire alla caccia spietata dell’uomo, vivono in media una quindicina di anni, gli stessi che vivono i cani. 

SCETTICO L'ESPERTO: SI GRIDA AL LUPO TROPPO FACILMENTE
”E' molto difficile accertare che dei capi abbattuti siano stati uccisi da un lupo. Spesso ci si lascia andare ad un verdetto affrettato che potrebbe essere riconducibile all’azione di cani inselvatichiti”. Matteo Caldarella, naturalista del Centro studi naturalistici di Foggia, si mostra perplesso di fronte all’episodio avvenuto l’altro giorno nelle campagne di Rocchetta Sant'Antonio. “A quanto pare si è trattato di un caso di “surplus killing”, ovvero di una uccisone multipla, che non può essere opera di lupi. Tuttavia, nel mondo animale tutto è possibile. Ma per poter verificare se si sia trattata di un’uccisione messa a segno da parte dei lupi, le carcasse dei capi abbattuti andrebbero esaminate attentamente. Bisognerebbe scuoiarle e osservare in quali punti le bestie sono state aggredite. Il lupo colpisce alla gola e alla nuca. Se, invece, le ferite mortali sono riscontrate in altre parti del corpo, escluderei si sia trattato di lupi. Piuttosto - spiega Caldarella - è opera di cani che, come è accaduto in passato, hanno firmato molte uccisioni di capi ovini.
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