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In Puglia e Basilicata

Opere pubbliche, in Puglia  mancano 2,5 miliardi

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 
Rapporto della Cgil: finanziato soltanto il 55% dei progetti. Il sindacato: nel settore costruzioni la Regione rischia 15mila posti di lavoro. Ci sono già segnali di crisi nell’indotto. Stasi (Fillea): gli enti pubblici devono accelerare l’apertura dei cantieri
• Tabella riepilogativa

22 Febbraio 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 

BARI - Il fabbisogno per le opere pubbliche previste in Puglia nel quadriennio 2008-2011 è soddisfatto soltanto per il 55%: a fronte di investimenti per 6,22 miliardi la disponibilità finanziaria ammonta a 3,45 miliardi. A fare i conti è stata la Fillea, il sindacato edili della Cgil, che nei giorni scorsi aveva lanciato un allarme per l’occupazione: in Puglia sarebbero a rischio fino a 15mila posti di lavoro nel settore costruzioni e nell’indotto. Le cifre ovviamente non soddisfano il sindacato, secondo cui il Mezzogiorno non riceve tutte le risorse che sarebbero state promesse: rispetto alle maxiopere della Legge obiettivo, analizza la Fillea, alle regioni del Sud è destinato soltanto il 28% dei fondi (pari a 30,9 miliardi), contro il 56,61% del Nord. 

Una cifra ben lontana dalla soglia del 40% che dovrebbe essere destinata al meridione: per questo la Cgil denuncia il rischio di «una ripresa della propaganda d’immagine, fatta di eclatanti annunci con tanto di tabelle di finanziamenti ma privi dei relativi atti di trasferimento per competenza» che, ricorda il sindacato, «sono i soli che consentono il reale avvio dei lavori». Il problema non è nuovo, e riguarda lo scollamento tra le previsioni di spesa e l’effettiva disponibilità dei fondi. Ma viene aggravato, ricorda la Cgil, dai «consistenti ritardi nella produzione delle opere», che a loro volta creano «forti contrazioni nello sviluppo occupazionale» e «un enorme danno al sistema delle imprese». 

Dal progetto definitivo all’aggiudicazione della gara d’appalto sono infatti necessari mediamente 900 giorni, mentre i tempi di esecuzione dei lavori risultano mediamente superiori dell’80% rispetto a quelli previsti con un «vertiginoso aumento dei costi». Il rapporto della Fillea mette in fila tutte le opere previste dalla Legge obiettivo e dai vari accordi di programma Stato-Regione. Il quadro che ne emerge non è positivo, in quanto conferma l’estrema lentezza nel passare dai progetti ai cantieri: numerose opere, in attesa da 10 o più anni, restano infatti in stand-by per la mancanza di copertura finanziaria. Il danno poi diventa beffa quando ci sono progetti, regolarmente progettati e finanziati, che non riescono a partire per la lentezza delle procedure. 

«In un simile scenario - dice Biagio Malorgio, della segreteria regionale della Cgil - è inspiegabile che decine di milioni di euro restino bloccati per problemi burocratici. E come se non bastasse il governo continua a sottrarre risorse destinate alle infrastrutture del Mezzogiorno stornandole dai fondi Fas». Per la Puglia la Fillea ha identificato 5 interventi che potrebbero partire subito: il raddoppio dell’ultima tratta della ferrovia Bari-Taranto, fermo per un ricorso dell’Asi di Bari; la colmata di Marisabella, già appaltata con un ribasso del 32% «che mette a rischio la cantierizzazione e il completamento dell’opera»; il raddoppio della statale 275 Maglie-Leuca, in attesa dell’approvazione del progetto al Cipe; la piattaforma logistica di Taranto (il primo project financing della Legge Obiettivo), fermo al ministero dell’Ambiente. Il sindacato punta il dito anche sulla manutenzione degli edifici scolastici (che in Puglia vale 36 milioni) e sul piano casa cui il governo ha revocato la copertura finanziaria. Il sindacato chiede di far presto. 

«Nelle scorse settimane - dice il segretario regionale della Fillea, Mimmo Stati - abbiamo già sollecitato Regione, Upi e Anci a ridurre i tempi per la cantierizzazione delle opere: bisogna fare persto, perché la crisi economica non ha ancora sviluppato tutto il suo potenziale negativo, e in Puglia si stanno già verificando i primi contraccolpi nei settori vicini all’edilizia, come quelli del cemento e delle cave».
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