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In Puglia e Basilicata

Ostillio: Mastella? Ha sbagliato La mia fedeltà a Nichi non si tocca

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
Massimo Ostillio, che di Mastella è stato a lungo la protesi pugliese - come Fitto lo è di Berlusconi - ha già voltato pagina: resta nell’Udeur, ma giura fedeltà a Vendola ed è pronto a scendere in campo con la sinistra nelle prossime amministrative. E ora racconta: ecco perchè Mastella ha sbagliato 

21 Febbraio 2009

di Massimiliano Scagliarini


«Non lo sento da un anno, da prima delle elezioni 2008». Questa è la storia di un amore che finisce. C’è lei, l’Udeur. C’è lui, l’assessore pugliese Massimo Ostillio. E c’è l’altro, Clemente Mastella. Sotto il Campanile vivono ormai da separati in casa, una rottura consumata ben prima che l’uomo di Ceppaloni scegliesse di tornare con Berlusconi. 

Ostillio, che di Mastella è stato a lungo la protesi pugliese - come Fitto lo è di Berlusconi - ha già voltato pagina: resta nell’Udeur, ma giura fedeltà a Vendola ed è pronto a scendere in campo con la sinistra nelle prossime amministrative. 

«In Puglia - dice al telefono l’assessore al Turismo, mentre una macchina lo porta via dalla Fiera di Milano - non può succedere quello che è accaduto nella giunta regionale campana. In questa esperienza di centro, con Vendola, alcune circostanze mi hanno portato a stare più a sinistra della sinistra».


Ci racconti: chi è Clemente Mastella, assessore Ostillio?


«È un uomo straordinario. Una persona con un cuore molto grande e con una sensibilità molto spinta che travalica la politica per entrare nel campo dei sentimenti».

Ma...


«Ma anche una persona che nel 2009 applica le regole di una politica che non c’è più. Per lui, e lo dico con ammirazione, sono politica anche Natale e Capodanno, quando apre le porte di casa agli elettori. Per lui la politica è un’attività totalizzante, è... è la vita».


Per lei, invece, la politica...


«...È una fase della mia esistenza, iniziata 14 anni fa quando mi sono ritrovato in prima linea ed ho usato l’esperienza aziendale che mi aveva fatto diventare il più giovane direttore centrale dell’Iri, ma anche la militanza nel movimento giovanile della Dc».


Certo, in politica la gratitudine non esiste. Lei è diventato sottosegretario grazie a un ribaltone ed a Clemente Mastella.


«Ricordo benissimo le parole di Pinuccio Tatarella. Era il 1994. Disse che sarei dovuto andare a Roma perché a Bari non ero consono rispetto alle logiche politiche locali. Poi accadde che un pezzo del Ccd fece una scelta che lo portò a guardare al centro-sinistra. E Mastella, credendo in me, mi portò al governo».


E lei oggi lo pugnala, lo abbandona al suo destino.


«Intendiamoci. Io rispetto la scelta di Mastella, non la giudico e non vorrei rivangare un passato per me molto doloroso. Ma sul piano politico alcune scelte dell’Udeur non ci convincono per i contenuti e soprattutto per le modalità con cui hanno modificato gli indirizzi su cui ci eravamo mossi: sospensioni a raffica, scelte organizzative discutibili... Anche il sindaco di Benevento, che è un suo amico, ha detto che resta dov’è».


Dove ha sbagliato Mastella?


«Non ha saputo cogliere la possibilità di essere determinante nel momento in cui finiva un’esperienza politica. Doveva buttarsi sulla riaggregazione dell’area centrista per dar vita a una forza moderata e cattolica. La stessa operazione che Casini, per esempio, non ha avuto il coraggio di fare. E intanto le elezioni incombono».


La stessa operazione che, sospettiamo, adesso farà lei.


«Con Mastella ci accomuna una cosa. Il fatto che il voto centrista determina la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento. Ma non credo che in Italia il bipartitismo forzato sia una soluzione. In questo momento intravedo il rischio che un pezzo di centro resti inespresso».


Quindi?


«Rispondo con un esempio. A Taranto c’è l’Udeur per Stefano, che ha preso il 6% ed ha più consiglieri del Pd. A Taranto abbiamo dimostrato che può esistere un centro alleato di una sinistra credibile, e che questa alleanza produce ottimi risultati».


Veramente pare che il Comune di Taranto sia a tanto così dalla faida interna.


«Ma infatti, pur comprendendo e giustificando alcune istanze espresse dalla coalizione, spero che a Taranto si smetta con queste queste logiche da separati in casa. In Puglia dovremo lavorare per rafforzare alcune esperienze politiche, tra cui quella di Emiliano a Bari».


Lei vuol fare l’ago della bilancia, assessore Ostillio?


«La mia fedeltà non è in discussione. Ricordo soltanto che Vendola qualche anno fa rifiutò le mie dimissioni, sottolineando che la lealtà e l’affidabilità dell’Udeur pugliese non ostacolavano la prosecuzione dell’esperienza di governo».


Ma Antonio Buccoliero, consigliere regionale e vice-segretario nazionale del suo partito, ha detto alla «Gazzetta» che per le provinciali a Lecce punta all’alleanza con il Pdl.


«Ho parlato con Buccoliero di questa cosa. Lui la intende come un’ipotesi del terzo tipo».


Sarà. Diceva così anche Mastella, poi alla Camera votò contro il governo Prodi.

«Fu una scelta dolorosa, dovuta a una serie di circostanze».


Lei le condivideva, quelle circostanze?


«Credo che una rottura di quella portata avrebbe richiesto un dibattito molto ampio».


Par di capire che lei seppe dalla tv che Mastella avrebbe fatto cadere Prodi.


«Ero nella direzione politica del partito. Non fummo neppure convocati...».

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