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Giuseppe Armenise

bari«Stiamo conducendo insieme alla Regione Puglia l’approfodimento tecnico sulla fattibilità del progetto alternativo». Si è dunque messa in moto, così come conferma la società che sta realizzando l’opera, la macchina delle verifiche congiunte per capire se potrà essere spostato di qualche chilometro l’approdo del gasdotto Tap destinato attualmente a Melendugno. «Sia ben chiaro però - subito chiariscono dalla società - che nel frattempo noi restiamo titolari di un’autorizzazione valida rispetto alla quale stiamo lavorando. Per noi l’approdo rimane a San Foca».

A indicare una soluzione diversa, con una lettera dello scorso 29 dicembre, è stata la stessa Regione, facendo riferimento alle risultante di un tavolo di confronto congiunto con la società. Via da Melendugno, questo il senso del documento, valutiamo l’ipotesi di approdo in una zona costiera che ricade nell’area industriale di Brindisi. Un’idea innovativa, dunque, tutta da scoprire? Si tratterebbe in realtà nient’altro che di una delle quattro idee di approdo già segnalate nel lontano 2007 nello studio di valutazione ambientale condotto da «Eco-logica», una società cui era stato affidato l’incarico da Ilf Consulting Engineers propio per conto di Tap.

«Tra le quattro opzioni da noi valutate - spiega l’ingegner Massimo Guido, direttore tecnico della società ECo-logica - quella numero 2, individuata dagli esperti della società (che si occupa anche di architettura del paesaggio) prevedeva l’approdo 500 metri a nord della centrale termoelettrica Enel Federico II° di Brindisi. Questa scelta coincide con quella individuata nelle settimane scorse dai tecnici della Regione Puglia e inviata a Baar in Svizzera, ove ha sede legale la società Tap, ad una trentina di chilometri da Zurigo». Lo scenario che viene riproposto attualmente dalla Regione fu tuttavia allora derubricato giacchè un altro approdo, a 200 metri da Lendinuso, in territorio del Comune di Torchiarolo, fu ritenuto più idoneo per avere «minori impatti - spiega Guido - sulle componenti ambientali e paesaggistiche. E soprattutto non presentava quel dislivello di costa di 20 metri che invece presentava l’arrivo a 500 metri a nord della centrale termoelettrica Enel Federico II° di Cerano».

Uno studio, quello di ECo-logica, che aveva in sostanza esaminato e «bocciato» altre due ipotesi. «La terza opzione - spiega Guido - individuò 9 anni fa anche l’arrivo vicino al Petrolchimico di Brindisi, sul lato sud dell’insenatura maggiore. Tuttavia la presenza di zone di confine ad interesse naturalistico ambientale suggerì di non innamorarsi troppo di questa soluzione. Problemi ancora maggiori per l’ultima alternativa, la quattro, individuata a nord dell’Aeroporto di Brindisi, nell’area di Punta Penne. In quella zona la presenza di vari stabilimenti balneari unita a sud e a ovest alla presenza di aree industriali derubricò la scelta a soluzione di scuola».

Nessuna di queste quattro soluzioni, come si vede, prevedeva Melendugno. «L’approdo tra San Foca e Torre Specchia, marine di Melendugno - racconta Guido - fu esclusa già da allora per la “forte vocazione turistica e il ricchissimo patrimonio storico-culturale e naturalistico”». Così, visto il cambio delle scenario e il documento emerso dal confronto tra società e Regione, che ripropone la soluzione Brindisi, perché, si chiede Guido, non ripartire dalle indicazioni dello studio di impatto ambientale del 2007?»

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