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In Puglia e Basilicata

Lagonegro, schiaffi e pugni tra prof e un alunno disabile

Lagonegro, schiaffi e pugni tra prof e un alunno disabile
di PINO PERCIANTE
Scuola violenta a Lagonegro. L’accusa: insegnante picchia alunno disabile, ma anche sputi ed insulti da parte degli alunni, che in questi casi specifici sono due disabili
• Lagonegro si spacca nelle opinioni
• Disabile molesta compagna, docente lo blocca e ragazzo si ferisce
• Il parroco: «i due casi sintomo di un logorio della scuola»

20 Febbraio 2009

di PINO PERCIANTE

LAGONEGRO (Potenza) - Scuola violenta a Lagonegro. L’accusa: insegnante picchia alunno disabile. Succede nell’istituto comprensivo della città di Monnalisa, intorno alle 14 quando i ragazzi sono a mensa. Una bruttissima vicenda. Un insegnante non dovrebbe mai trascendere. Ma riportiamo la ricostruzione del fatto. L’alun - no diversamente abile (con disturbi nel comportamento) avrebbe cominciato a lanciare bucce di arancia contro il suo professore il quale lo avrebbe rimproverato. L’alunno, che frequenta la seconda media, avrebbe reagito al rimprovero del docente con questa frase: «Vai a zappare». Queste le parole che lo studente diversamente abile, dopo essere stato rimproverato, avrebbe pronunciato all’indirizzo del suo professore di italiano. Allora questi lo avrebbe redarguito ancora più pesantemente. A questo punto il ragazzino gli avrebbe sputato addosso. Il professore non mantiene la calma e la freddezza necessaria come si richiede ad un insegnante, anche perché non è la prima volta che tra i due scoppiano scintille, e comincia a volare qualche schiaffo. 

Un fatto grave, ancora di più perché accaduto dentro le pareti di una scuola. E di più ancora perché uno dei protagonisti è un ragazzo diversamente abile, un ragazzo di 12 anni, in età di obbligo scolastico. Uno dei tanti alunni che per la scuola italiana necessita di un insegnante di sostegno. Di personale qualificato che capisca le sue necessità e i suoi bisogni. Di chi dovrebbe aiutarlo con un piano di lavoro individualizzato. Ovvero un percorso di studio adattato alle sue difficoltà di apprendimento. Con l’obiettivo di facilitare anche l’integrazione col gruppo classe e l’inserimento nella società del domani. Una figura che, a dire il vero, accanto all’alunno c’è. 

Ma forse non basta. A questo punto ci vorrebbe una soluzione diversa. Qualcuno invocata strade diverse per idue, come ad esempio lo spostamento di corso, o per l’insegnante o per l’alunno al fine di tutelare entrambi. Come si diceva, infatti, tra i due non c’è mai stato feeling, fin dall’inizio. Il rapporto è stato sempre conflittuale fino a raggiungere l’apice in questi giorni quando è scoppiato lo scandalo di cui oggi parla l’intera città. 
Possibile, ci si chiede, che non sia stato fatto nulla per evitare che si arrivasse a tanto nonostante si tratti di un caso ben noto fra le pareti scolastiche? L’alunno disabile troppo irrequieto e il docente che forse non ha la pazienza necessaria per stargli dietro e occuparsi nella maniera giusta di lui. Il fatto è noto a tutti da tempo. Campanelli d’allarme hanno suonato da più parti. Ma nonostante tutto poco o nulla è cambiato.
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