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«Olivieri e Degennaro hanno svuotato Ctf»

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«Olivieri e Degennaro hanno svuotato Ctf»

di Massimiliano Scagliarini

BARI - «Per me erano una boccata di ossigeno questi soldi, in base alle situazioni economiche in cui stavo. È stato un modo per risolvere vari problemi che avevo». Era in difficoltà, l’avvocato Giacomo Olivieri: e quei soldi, 220mila euro cambiati (tra 2008 e 2009) tramite 22 assegni dal padre oggi defunto, da alcuni tabaccai e da un primario ospedaliero, e in parte finiti come sponsorizzazione alla squadra di calcio dell'ex consigliere regionale Nicola Canonico, provenivano dalle casse della Ctf, una finanziaria oggi fallita con un buco da oltre 18 milioni di euro. Una storiaccia per la quale la Procura di Bari si prepara a chiedere il rinvio a giudizio di 6 persone. E insieme all’ex consigliere regionale barese, presidente del movimento politico Realtà Italia, l’accusa di bancarotta fraudolenta riguarda anche l’imprenditore Emanuele Degennaro, ritenuto dalla Finanza «socio di fatto» di Ctf, la sua segretaria Caterina De Bari e un pregiudicato di Bitonto, Francesco Monte, arrestato dalla Dia (e poi scagionato) nel 2009 per un’indagine sulle aste fallimentari truccate.

La storia comincia nel 2005 quando l’Inail compra una torre nel complesso Baricentro di Casamassima da una società del gruppo Degennaro che si impegna a prenderla in fitto ma poi non paga i canoni. L’istituto ottiene così un’ingiunzione da 10 milioni. La proprietà dell’immobile nel frattempo approda alla Ctf che, non potendo pagare, nel 2012 viene dichiarata fallita. E dall’esame della contabilità emergono i presunti ammanchi. Tra questi, appunto, i soldi ottenuti da Olivieri, ma anche i 57 assegni (per 580mila euro) incassati da Monte.

Ascoltato dal pm Gaetano Dentamaro, Olivieri ha spiegato che si trattava di un prestito personale da parte dell’amministratore della Ctf, Vito Lacasella: «Avevo da restituire i soldi, che poi dovevo restituire a papà, avevo da non far vedere tutti i fatti miei anche alla mia ex moglie che mi stava a guardare i conti correnti». Ma la Procura non ci crede. Intanto perché la verifica patrimoniale non ha fatto emergere situazioni di difficoltà: a settembre 2007 sui conti dell’ex consigliere regionale c’erano oltre 100mila euro. E poi perché i soldi della Ctf hanno preso strade tortuose. «Olivieri mi disse che questi assegni li aveva ricevuti per una consulenza fatta al gruppo Degennaro», ha spiegato ai finanzieri il primario che ha incassato 67mila euro. Altri soldi, 30mila euro, sono finiti nelle casse della Liberty, squadra di calcio del costruttore Nicola Canonico (non indagato) all’epoca compagno di partito di Olivieri cui aveva chiesto di trovargli uno sponsor: «Dopo qualche mese - mette a verbale Canonico - l'avvocato Olivieri mi contattava telefonicamente, riferendomi di aver trovato sponsorizzazioni, e mi invitavai a passare dal suo studio per il ritiro di alcuni assegni». Fatto sta che quei soldi nella contabilità della Liberty non sono mai stati trovati: il presidente della squadra ha denunciato il furto dei libri contabili.

L’accusa, basandosi anche su intercettazioni telefoniche, ritiene che Ctf sia stata svuotata con la regia di Lello Degennaro. Le firme sotto gli assegni di Lacasella, sempre secondo l’impostazione della Procura (da provare in giudizio) sarebbero in realtà state messe da Caterina Di Bari anche dopo la morte di Lacasella. Mentre al patrimonio della Ctf sarebbero stati accollati i 20 milioni di debiti di un’altra società del gruppo Degennaro, la Fdp Prima, e «il bene oggetto della compravendita (la torre del Baricentro, ndr) è ritornato nella disponibilità di una società facente capo al gruppo Degennaro», la Impidue srl, con una operazione che avrebbe «saccheggiato» i crediti della Ctf. Per queste ipotesi, a luglio 2015 la Finanza aveva concluso le indagini con la richiesta di misure cautelari a carico dei quattro accusati di bancarotta.

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