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In Puglia e Basilicata

Cara ministra Gelmini ti scrivo... Lettera di una mamma di Bari

Cara Ministra, sono la mamma di una bimba di V elementare. Da quando Lei è diventata Ministra ho trovato finalmente uno scopo, una ragione, un senso per levarmi al mattino, caricarmi in spalla lo zaino di mia figlia e recarmi innanzi al Circolo Didattico della Scuola Primaria “A B C” della mia città.

19 Febbraio 2009

Da una mamma riceviamo e pubblichiamo:

Cara Ministra,

sono la mamma di una bimba di V elementare. Da quando Lei è diventata Ministra ho trovato finalmente uno scopo, una ragione, un senso per levarmi al mattino, caricarmi in spalla lo zaino di mia figlia e recarmi innanzi al Circolo Didattico della Scuola Primaria “A B C” della mia città. Un luogo il cui cortile antistante s’era sinora rivelato tetro, buio. Noioso, grigio, spento, già alle 8 del mattino. Un luogo che, da quando Lei Ministra ha innescato la spinta riformista, s’è tutt’un tratto rianimato. Riacceso. Vivacizzato. Un esagitato mormorio, un diffuso vocio, un frenetico brusio. Un rumoreggiar di borbottio genitoriale insomma m’accoglie ultimamente ogni dì. Un fermento intellettuale ormai trepida in ogni angolo del cortile.

Oggi, ad esempio, al limitar del cancello si disquisisce, si dibatte e si discetta sull’introduzione del “Maestro Unico”.

C’è chi dice il “Maestro Unico sì..”. C’è chi dice “il Maestro Unico no….”. C’è chi addirittura, diplomatico e prudente, propone di brevettare il “Maestro Uno e Trino”. Ossia il frutto di una potenziale collaborazione tra Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Istituto Superiore della Sanità e CNR.

C’è poi lì, dietro la siepe, chi disquisisce, dibatte e discetta sull’“Iscrizione alla Scuola Secondaria Statale 1° Grado”. Ovvero l’iscrizione alla scuola Media Inferiore dei bambini ora frequentanti la V elementare. C’è chi dice “sì”. C’è chi invece si oppone fermamente alle iscrizioni per il prossimo anno, alla luce delle proposte suggellate sulle domande d’iscrizione. Che poi, in fondo, apporteranno un semplice e gestibilissimo cambiamento: l’alunno dovrà infatti semplicemente essere immesso nell’Istituto alle ore 8.00, per poi esser estromesso a cura del genitore alle ore 10.00; e poi esser reimmesso in Istituto alle ore 10 e 47; per poi esser nuovamente estratto dal genitore alle ore 12 e 57; per poi esser reintrodotto in Istituto dal genitore alle ore 13 e 39; e poi infine esser prelevato, sempre a cura del genitore ma questa volta definitivamente, irrevocabilmente ed ineluttabilmente, alle ore 15 e 30. Un piccolo dettaglio organizzativo, questo, escogitato dalle scuole per un nobile fine: salvaguardare le migliaia di posti a rischio previsti per la scuola pubblica post - riforma.

Un dettaglio che però stamattina sta scatenando un immane putiferio oltre la siepe. Ma “Ricorda”, m’ha confidato un’amica “tutto ruota sempre intorno all’organico!”

Nel frattempo, al centro del cortile, quanto dibattito! Quanto fervore! Le maestre oscillanti, dondolanti, titubanti, quasi deliranti, stanno informando genitori e genitrici sulla reintroduzione nella scuola elementare del voto. Di quell’esserino algido, asettico, arido, ma essenzialmente e tragicamente atono, muto, qual è il numero. Il numero che trionferà d’ora innanzi sui quaderni e sulle schede di bimbi dai 6 anni in poi.

Ovviamente, appresa la notizia, nel mezzo di quel cortile si disquisisce, si dibatte e si discetta sul perché mai abbattere la discrezione di un “visto” o di un “non sufficiente” a favore di un crudo 4. Sul perché mai demolire la delicatezza di un “benino” o di un “sufficiente” a favore di un mesto 6. Sul perché mai sopprimere l’incoraggiamento di un “bene” o di un “buono”, l’ardore di un “bravo” o di un “distinto”, l’orgoglio di un “bravissimo” o di un “ottimo” a favore di un secco e sterile 7, 8 e 9.

Ma quale sia la risposta, cara Ministra, non importa.

Che si centrifughino pure i maestri, i giudizi, le valutazioni e l’intero personale docente!

Che si continui pure a disquisire, dibattere e discettare all’ombra dei cortili scolastici…purché però resti tutto lì. Fuori. E non travalichi mai le porte.

Lì, oltre l’uscio, ci sono i bambini. Un po’ di pudore!

 

Concita Leozappa

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