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In Puglia e Basilicata

Inpdap, pensioni tagliate assalto agli sportelli

19 Febbraio 2009

di CESARE MAZZOTTA

Terza giornata di proteste all’Inpdap di via XX Settembre. E continuano a fioccare le denunce a «Pronto Gazzetta». Da lunedì scorso, i pensionati ex dipendenti delle pubbliche amministrazioni stanno prendendo d’assalto gli sportelli dell’istituto di previdenza, per capire come mai l’importo della pensione di febbraio 2009 si è più che dimezzato e, in alcuni casi, è stato prosciugato dai «debiti» degli interessati. 

Ed è proprio nella sala affollatissima, al piano terra dell’Inpdap, che quasi tutti i pensionati hanno appreso dai funzionari che «dall’anno scorso le procedure sono cambiate e che adesso occorre dimostrare, anno per anno, di avere diritto alle detrazioni di imposta per i familiari a carico». Anziani pensionati che fanno parte di una platea di circa 25mila ex dipendenti pubblici della provincia di Lecce; e, in particolare, dei circa 15mila che hanno diritto alle detrazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi.


Vengono da ogni angolo della provincia. Anziani con 40 anni di onorata carriera nella pubblica amministrazione, che si sono visti decurtare l’assegno mensile accreditato in banca o alle Poste, sono rimasti increduli di fronte alle certezze ostentate dalla direzione provinciale dell’istituto: «Il centro di Roma ha inviato a tutti i pensionati prima la comunicazione ordinaria a settembre scorso e, successivamente, una lettera raccomandata nella quale ha spiegato i nuovi adempimenti per ottenere la detrazione per i familiari a carico. A chi non l’ha fatto entro il 28 novembre scorso l’istituto ha decurtato l’importo mensile di febbraio». Ma loro, fiduciosi della memoria e della buonafede, non ci stanno. 

«E’ un’ingiustizia, non possono farlo. Non possono lasciarci per sei mesi, fino ad agosto, con una miseria. Dovevano avvisarci prima e detrarre le somme ogni mese e non tutte insieme a febbraio - dice a gran voce Giuseppe Raganato, un ex dipendente pubblico di Copertino - A me poi, oltre al danno, c’è anche la beffa. Il mio Caf, al quale mi sono rivolto il 19 maggio scorso, ha presentato la dichiarazione all’Inpdap. Questa è la ricevuta. Ma non è servito a niente; perchè mi sono stati trattenuti ugualmente 860 euro su una pensione di circa 2.000 euro». Indispettito anche il pensionato leccese Mario Buscicchio, che non ha ricevuto nessuna comunicazione e ha trovato 800 euro in meno nella rata di febbraio, che doveva essere di 1.850 euro.


Ieri mattina l’esercito dei pensionati in rivolta ha denunciato una situazione che viene definita «all’italiana», pasticciata e assurda. Abbiamo chiesto agli interessati quali sono le cifre in gioco. Da Galatina, Lecce, Novoli, San Cesario, Carpignano, Matino, Leverano, le risposte sono eloquenti. Tagli di 880 euro in meno su 1.890; 900 su 1700; 580 su 1.700; 1.000 su 4.000; 750 su 1.880; 700 su 2.000; 800 su 1.300; 500 su 1.100.


Da parte sua, il direttore Giuseppe Garrisi non ha ricevuto nessuna ulteriore indicazione dall’istituto centrale di Roma. 

«E’ una situazione che si sta verificando in tutta Italia - ripete -non solo qui a Lecce. Evidentemente molti pensionati non hanno dato peso alla comunicazione ricevuta. L’inpdap assicura di averla spedita. Ci sono tanti pensionati che l’hanno ricevuta e non sono qui a reclamare. Qualcun altro ha cambiato indirizzo; non escludo però che a qualcuno può non essere stata recapitata». Intanto, sulla vicenda, si stanno muovendo anche i parlamentari salentini.

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