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In Puglia e Basilicata

Taranto, 5.000 in cig all'Ilva Bridgeston-Bari 900 a casa

Taranto, 5.000 in cig all'Ilva Bridgeston-Bari 900 a casa
Altre nubi nere sull'economia in Puglia: nel pomeriggio all’Ilva di Taranto è stato illustrato il piano di proroga della cassa integrazione per 13 settimane a partire dal 2 marzo per circa 5.000 operai, contemporaneamente Bridgeston Europe ha annunciato la chiusura temporanea dei suoi stabilimenti in Europa. In Italia il centro Bridgeston è a Bari

17 Febbraio 2009

Altre nubi nere sull'economia in Puglia: nel pomeriggio all’Ilva di Taranto, presenti i tre segretari provinciali di categoria della Fiom, Fim, Uilm e una folta rappresentanza del consiglio di fabbrica, è stato illustrato il piano di proroga della cassa integrazione per 13 settimane a partire dal 2 marzo per circa 5.000 operai, contemporaneamente Bridgeston Europe ha annunciato la chiusura temporanea dei suoi stabilimenti in Europa. In Italia il centro Bridgeston è a Bari. 

Alla luce dell’aggravarsi della crisi economica che colpisce pesantemente anche il settore della siderurgia, la cassa integrazione dovrebbe interessare 4.780 dipendenti, hanno spiegato all'Ilva di Taranto. È previsto un calo della domanda di acciaio per il primo trimestre 2009 del 29rispetto al 2008 e per il secondo trimestre del 23rispetto al 2008 (Fonte Eurofer). Le parti hanno stabilito un nuovo incontro per il 24 febbraio, dopo l’analisi puntuale degli esuberi. 

E sempre il peggioramento della domanda di mercato nel corso dei mesi di dicembre, gennaio e febbraio, specialmente per quanto riguarda i costruttori di auto, ha portato alla chiusura temporanea degli impianti produttivi Bridgeston. «Il numero di giornate di chiusura mensile è differente in ciascun impianto e dipende dalla tipologia di prodotto realizzato – si legge da una nota -. La chiusura si protrarrà in base alle condizioni del mercato. Il personale coinvolto è costantemente informato sull'evolversi della situazione». Samon Isogai, vice presidente, responsabile Produzione, ha sottolineato come «l'attuale situazione di instabilità economica ci obbliga a controllare costantemente l’equilibrio tra la domanda e la fornitura, adeguando di conseguenza i nostri programmi di produzione. Vogliamo però essere sempre in grado di soddisfare pienamente la ripresa della domanda quando questa avverrà».
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