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In Puglia e Basilicata

Mesagne, nuove minacce  ad associazione antiracket

«Dovete pagarla», la scritta su un foglio lasciato all'ingresso della sede. Un messaggio tanto essenziale quanto brutale, perfettamente in linea con i precedenti. Pochi giorni fa, infatti, un messaggio esplicito al presidente del sodalizio. Una sola parola: «Mutu»

17 Febbraio 2009

MESAGNE (BR) - Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Si infittiscono - proprio nelle ore in cui centrodestra e centrosinistra battagliano sull’oppor tunità di tenere o rinviare il consiglio comunale sulla legalità - le voci di un nuovo episodio criminale. Nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 una nuova intimidazione mafiosa sarebbe occorsa ai danni dell’associazione «Libera». Un quarto episodio della medesima natura dolosa, perpetrato con tutta probabilità dagli stessi autori dei precedenti. 
Una tuttora ignota mano criminale avrebbe recapitato un bigliettino bianco, questa volta senza busta, su cui sarebbero state scritte, usando il consueto gergo, parole dialettali per intimare: «Dovete pagarla». Il biglietto era stato posto sulla soglia della sede dell’associazione, sita in vico Cantelmo. 

Un messaggio tanto essenziale quanto brutale, perfettamente in linea con i precedenti. Il 31 gennaio il primo episodio: nel quartiere dei Grutti l’automobile di un giovane socio di “Libera” era stata forzata nottetempo per «piazzare» un agghiacciante biglietto con su scritto «non rompiti li cugg…Terre di Puglia». 
A distanza di sole ventiquattr’ore dal primo, un altro e più inquietante: una busta contenente la foto del presidente provinciale del sodalizio Alessandro Leo, contrassegnata da una croce e da una parola sola: «Mutu». 
La notte dopo, il terzo: nel vano del pulmino con cui i soci si recano a coltivare i campi confiscati ai mafiosi viene fatto trovare un biglietto intimidatorio dello stesso tenore dei precedenti. E’ facile supporre che la «regia» della campagna condotta contro «Libera» non sia cambiata. 

Per non alimentare la tensione, già alta in città, i carabinieri incaricati delle indagini di concerto con la procura distrettuale antimafia hanno concordato con i dirigenti dell’associazione il più rigoroso riserbo. A differenza delle altre volte, in questa occasione il silenzio sull’accaduto è durato per tre giorni, ovvero il tempo necessario agli inquirenti per consolidare la pista seguita. 

Termometro della situazione è certamente l’attivismo del mondo della solidarietà e dell’impegno civile sul territorio: qualche giorno addietro ventidue tra associazioni e gruppi hanno partecipato ad un incontro per individuare percorsi comuni di contrasto alla criminalità e percorsi di educazione alla legalità. Come due squadre di calcio, un piccolo esercito agguerrito: la scuola secondaria I grado A. Moro – il volontariato vincenziano, l’Oari Avulss, l’Auser, l’Agesci Mesagne I e II, l’associazione Papa Sisto,– Janova, P.V.C. i Cittadini del mondo, l’Avis, l’associazione antiracket ed antiusura «Legalità e sicurezza », Huipalas, la Manovella, il Centro polivalente anziani, la cooperativa Terra Viva, la cooperativa Oasi, la stessa Libera, la cooperativa Fuori dal sommerso, la coop Cresciamo Insieme, l’Oipa, l’Anps e l’associazione Polizia di stato. 

«Occorre individuare le lacune all’interno dell’associazionismo mesagnese per essere poi da sprone alle istituzioni al fine di una maggiore trasparenza ed autorevolezza», sostiene Tony Summa, presidente di Janova, da sempre impegnato nelle campagne per l’emanci - pazione civile. «Certo è che - prosegue Summa - il volontariato, l'associazionismo e la cooperazione sociale di Mesagne sono al fianco dell'Associazione Antiracket, sono al fianco di Terre di Puglia, di Libera e di tutta la città, in prima linea contro ogni forma di illegalità». (Gius.Flo.)
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