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le motivazioni della sentenza

«Sanità, Lady Asl sapeva
delle indagini in corso»

«Temeva di essere spiata»

«Sanità, Lady Asl sapeva  delle indagini in corso»

bariLea Cosentino non ha dimostrato «alcuna sensibilità professionale per la tutela dell’imparzialità, correttezza e buon andamento dell'amministrazione pubblica», contribuendo alla redazione di atti falsi per un concorso da primario e utilizzando 48mila euro di fondi pubblici «per verificare l’eventuale presenza di apparecchiature di spionaggio» nel suo ufficio alla Asl Bari. Sono le motivazioni con cui la Corte d’appello di Bari (presidente Carone, relatore De Cillis) ha confermato la condanna dell’ex direttore generale per falso e peculato, riducendo tuttavia la pena da 3 anni e 3 mesi a 2 anni e 9 mesi, e cancellando le assoluzioni ottenute in primo grado dal dermatologo barese Eustachio Nettis e dai primari che componevano la commissione del concorso finita sotto inchiesta.

Sono due degli episodi simbolo delle indagini sulla sanità pugliese, anche se il tempo trascorso (dieci anni) ha portato alla prescrizione di molte accuse. Il concorso per il primariato di allergologia dell’ospedale di Altamura, reparto poi cancellato dal successore della Cosentino, secondo la sentenza fu truccato per garantire la vittoria di Nettis anche dopo l’intervento del Tribunale del lavoro. Per questo il medico è stato condannato a 3 anni e 6 mesi con l’accusa di falso: i giudici hanno bollato il suo «iperattivismo» nel fornire alla Cosentino e alla commissione le bozze dei documenti che poi sarebbero stati adottati e firmati. Nettis, secondo i giudici (che gli hanno negato le attenuanti) sarebbe riuscito «a porre in essere un vero e proprio sistema di asservimento di pubblici ufficiali (anche con funzioni apicali) ai suoi personali interessi di affermazione personale, con danno altrui», trovando la Cosentino «particolarmente ed ingiustificatamente “attenta” alle istanze personali e devianti» del medico. Entrambi sono stati condannati anche all’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici.

L’altra vicenda è la cosiddetta «spy story»: la Cosentino incaricò Antonio Coscia, sedicente investigatore privato (l’accusa di esercizio abusivo della professione è prescritta) di bonificare l’ufficio della Asl dietro il paravento di un intervento sulla sicurezza informatica. Il tribunale stigmatizza l’«indole truffaldina» di Coscia, descrivendolo come un confidente di Francesco Manna (allora capo di gabinetto del presidente Nichi Vendola), e sottolinea che il sedicente detective aveva fonti negli apparati investigativi: «È estremamente verosimile che il Coscia avesse saputo per vie traverse che erano in corso indagini giudiziarie sulla sanità pugliese (si badi, non necessariamente a carico della Cosentino) e che avesse deciso di offrire i propri servizi a colei che, essendo a capo dell'intera struttura sanitaria, era senza dubbio la persona più a rischio». Anche Coscia, che ha ottenuto le attenuanti generiche, è stato condannato per peculato a due anni e 3 mesi (in primo grado erano 3 anni e 4 mesi). La consulenza al falso detective, secondo i giudici, «non era stata affidata per soddisfare interessi di natura pubblica, bensì per tutelare quelli privati della stessa Cosentino»: l’allora dg temeva di essere spiata dall’assessore alla Sanità, Alberto Tedesco, cui per un certo periodo è stata in predicato per subentrare.

I giudici di appello hanno dunque accolto gran parte dei motivi di appello della Procura generale, concedendo agli imputati solo alcuni sconti di pena. La Regione, costituita parte civile con l’avvocato Francesco Marzullo, ha ottenuto il risarcimento dei danni anche per i reati non riconosciuti in primo grado. La vicenda, con ogni probabilità, approderà ora davanti alla Cassazione. A ottobre la Cosentino è stata condannata in primo grado a due anni e tre mesi per peculato, in un altro fascicolo che riguarda gli appalti vinti dall’ex re delle protesi, Giampaolo Tarantini.[m.s.]

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