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In Puglia e Basilicata

Lucera, sfrattato da casa costretto a dormire in auto

LUCERA - Al civico 4 di via Spina c’è un quartierino di fattura moderna. Racchiude al suo interno un dramma che, a giorni alterni, s’impasta con la rabbia e la disperazione fino al punto di aver richiesto più volte intervento di carabinieri e poliziotti. E’ una storia che finirebbe per apparire surreale, se non fosse dei giorni nostri; storia disperata, con angoli oscuri e motivazioni poco spiegabili con la logica.

15 Febbraio 2009

di LELLO VECCHIARINO

LUCERA - Al civico 4 di via Spina c’è un quartierino di fattura moderna. Racchiude al suo interno un dramma che, a giorni alterni, s’impasta con la rabbia e la disperazione fino al punto di aver richiesto più volte intervento di carabinieri e poliziotti. E’ una storia che finirebbe per apparire surreale, se non fosse dei giorni nostri; storia disperata, con angoli oscuri e motivazioni poco spiegabili con la logica.

Il protagonista della vicenda, Giovanni Castaldi, 57 anni, impiegato alle Poste di Foggia, è il proprietario del quartierino. Lui la racconta così: «Oltre un paio di mesi fa avevo preso in simpatia un ragazzino di sette- otto anni e mi ero interessato alla sua famiglia: oltre al bambino, anche i suoi genitori, tutti polacchi che vivevano alla men peggio in una casa posta in un vicoletto da queste parti. In quella casa faceva freddo e pioveva dal tetto. Volevo, come dire, quasi adottare quella famiglie e mi stringeva il cuore nel vederli in quella condizione. Ho dato loro in uso per un paio di mesi l’appartamento in via Spina, mentre l’altro appartamento, dove abitava mia madre, al piano di sotto l’ho tenuto per me. I patti erano che dopo due mesi avrebbero dovuto trasferirsi altrove…»

Giovanni racconta la vicenda che gli è capitata senza particolari accenti emotivi, dice di aver chiesto più volte l’intervento delle forze dell’ordine perché - sostiene - «i polacchi non se ne vogliono più andare, e anzi qualche giorno fa hanno anche ospitato un loro amico e connazionale che hanno fatto venire da Roma. Dormivo nell’altro appartamento di sotto, ma una notte hanno tentato di rompere la porta di ingresso, ho sentito voci di gente ubriaca, ho avuto paura e da allora dormo spesso nella mia macchina parcheggiata poco lontana da qui. Qualche volta hanno gettato anche dell’acido sulla carrozzeria. Mi sono rivolto a un avvocato. Non so che fare».


Nel quartiere di zona Porta Foggia la faccenda la conoscono un po’ tutti. C’è chi dà ragione ai placchi e racconta altri risvolti: per esempio la circostanza secondo cui Cristofer, il capo della famiglia, che fa il muratore. avrebbe eseguito al quartierino di Castaldi lavori per circa settemila euro, e che Giovanni Castaldi non avrebbe pagato. I polacchi, quindi, che hanno ricevuto le chiavi dell’alloggio dallo stesso proprietario usufruirebbero dell’appartamento fino a scomputo della somma vantata per i lavori eseguiti. Castaldi, dal canto suo, rigetta queste argomentazioni e si rammarica: «Questo è il risultato per aver fatto del bene, per essere stato generoso». 

Ai polacchi, Giovanni rimprovera anche il fatto di aver tramutato l’atrio del quartierino in un ricettacolo di rifiuti mentre gli “ospiti” ribattono mostrando i giro alcuni filmati che Cristofer avrebbe girato con la sua videocamera. Cristofer e sua moglie non amano parlare della faccenda, si sono anche loro rivolti a un avvocato. In quell’appartamento al secondo piano di via Spina. Loro sono entrati senza effrazione; sono entrati con il consenso del proprietario che gli ha finanche consegnato le chiavi. Par di capire che continuerà ancora per molto la strana storia del proprietario… sfrattato dal quel quartierino al civico 4 di via Spina. Certo è che la famiglia polacca si è ben integrata nel quartiere e non di rado riceve le simpatiche attestazioni della gente.

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