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In Puglia e Basilicata

Capitanata orto di Puglia sì a distretto agroalimentare

Capitanata orto di Puglia sì a distretto agroalimentare
di MASSIMO LEVANTACI
Alla Capitanata viene riconosciuto un ruolo strategico a livello pugliese. Assegnate le sedi territoriali: al Salento il vino, Bitonto per l’olio. Ad aprile il distretto tecnologico agroalimentare inaugura l’incubatore d’impresa dei prodotti tipici sui prototipi

14 Febbraio 2009

di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - Dopo il distretto tecnologico, arriva anche quello produttivo. La Regione chiude la partita, Foggia ospiterà entrambi i distretti. Che poi dovranno diventare la stessa cosa, due facce della stessa medaglia. L’assegnazione alla Capitanata del distretto produttivo va intesa come la naturale conseguenza della scelta operata due anni fa dal governo regionale con il «Dare». Eppure quando il vicepresidente Frisullo è stato in Camera di commercio, il 2 febbraio scorso per presentare il pacchetto anti-crisi, sull’indicazione di Foggia pesavano i «niet» di altre province. Per fortuna la legge offre vie di fuga con il riconoscimento delle «sedi territoriali » dislocate per le varie filiere: già definite quelle del Salento per il vino e di Bitonto per l’olio. La sede del distretto sarà in Camera di commercio, ma anche qui erano sorti alcuni contrasti: sul via libera ha pesato il nulla quaestio del presidente di Federindustria Puglia, De Bart olomeo. 

Alla Capitanata viene riconosciuto un ruolo di guida. Ora su scala regionale, ma con prospettive di sviluppo: «Il distretto permette di intercettare i finanziamenti regionali. Più saremo forti, maggiore sarà la capacità di influenza delle nostre imprese sui mercati di riferimento. Per questo dovremo coinvolgere le altre regioni meridionali in questo processo», spiega il presidente della Camera di commercio, Eliseo Zanasi. 
«Nostro obiettivo - aggiunge - è arrivare con le carte in regola nel 2015 quando a Milano si aprirà l’expo internazionale (dedicato all’alimentazione: ndr). Oggi abbiamo tante idee messe l’una dietro l’altra: il polo tecnologico, il campus, speriamo a breve anche l’Authority». La risposta agroalimentare fa guadagnare alla Capitanata un livello di competenza. 

Dieci anni fa non era così. Sul sentiero tracciato dai patti territoriali e dal Pit, le imprese agricole hanno cominciato a innovare. Copiosi finanziamenti (15 milioni dai patti, 24 dal Pit) che qualche risultato lo hanno prodotto. Oggi le esportazioni agricole fanno segnare un incoraggiante +10% (rapporto economia 2008), unica voce in attivo dell’economia dauna. Ora il distretto affida nuove responsabilità alle imprese. «Apre innegabili vantaggi sul piano della competitività, a patto che le imprese sfruttino le potenzialità dei centri di ricerca», spiega Luigi Lepri presidente di Confagricoltura. Nel Dare, il distretto tecnologico, trenta imprese private pugliesi hanno acquistato quote del capitale. «La loro presenza per noi è di fondamentale importanza - commenta Loreto Gesualdo, il presidente - dal momento che sono loro a suggerirci i campi d’intervento della ricerca per migliorare la qualità dei prodotti. 

Ad aprile - aggiunge Gesualdo - inauguriamo l’incubatore d’impresa dei prodotti tipici sui prototipi». Il comitato di distretto avrà 25 componenti: 12 (imprese), 3 (sindacati) 8 (associazioni datoriali); 1 rappresentate ciascuno per il Dare e le Camere di Commercio.
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