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Copertino, maltrattata in ospedale ora arrivano le scuse dei medici

Copertino, maltrattata in ospedale ora arrivano le scuse dei medici
«Presto - ha detto il direttore sanitario - avrò modo di stringere la mano alla signora ed esortarla a recuperare la fiducia nel nostro ospedale. Del resto, lei stessa mi ha confermato che la soluzione al problema l’ha trovata pochi minuti dopo, nell’alta professionalità del nostro reparto di Chirurgia»
• Il racconto: «umiliata in ospedale» 

14 Febbraio 2009

COPERTINO - Maltratta- menti verbali al pronto soccorso: giungono le scuse del direttore sanitario e del primario dell’unità operativa. «Siamo rammaricati per quanto è accaduto. Alla signora ho espresso le mie scuse personali e quelle di tutti gli operatori sanitari per lo spiacevole episodio verificatosi». E’ quanto ha dichiarato il direttore sanitario, Luigi Cosentino, in merito alla denuncia della signora Maria Luisa Calca gnile, pensionata di Veglie, per essere stata trattata in malo modo dai medici del pronto soccorso dove si era recata per ricevere una prestazione. La donna, infatti, essendo portatrice di un catetere venoso centrale per chemioterapia, aveva chiesto di farselo ancorare, in quanto il dispositivo aveva perso stabilità. 

«Presto - ha proseguito Cosentino - avrò modo di stringere la mano alla signora ed esortarla a recuperare la fiducia nel nostro ospedale. Del resto, lei stessa mi ha confermato che la soluzione al problema l’ha trovata pochi minuti dopo, nell’alta professionalità del nostro reparto di Chirurgia». Infatti, la donna, dopo essere stata mandata via dal pronto soccorso si è rivolta ai medici della Chirurgia dove il suo caso era noto ai sanitari di quel reparto, i quali hanno provveduto subito ad ancorarle il catetere rimosso. 

«Naturalmente, si è lamentata di quanto è successo nel pronto soccorso - ha ammesso il direttore sanitario - ma credo che sia rimasta segnata da un momento di trambusto dovuto alla presenza di pazienti gravi. L’accaduto, dunque, si è verificato in un momento sbagliato nella gestione della relazione umana». 

A dare la propria disponibilità ad incontrare la signora Calcagnile per chiarire le incomprensioni accadute è anche il primario del pronto soccorso, Pietro De Angelis. «La gestione di un catetere venoso - ha spiegato - non può avvenire in pronto soccorso bensì in una sala operatoria e con la asepsi necessaria. Solo nel suo interesse - sottolinea - la signora è stata invitata a fare effettuare tale prestazione in un ambiente adeguato. Escludo, dunque, che i medici del pronto soccorso abbiano avuto un comportamento men che corretto nei confronti di una paziente». Riguardo alla richiesta di pagamento del ticket da parte dei medici, il primario ha chiarito che i pazienti oncologici sono esenti da ticket. 
«Il nostro pronto soccorso - ha concluso - che ha oltre 30mila accessi l’anno ed é secondo soltanto al “Vito Fazzi” di Lecce, non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad effettuare u n’altra prestazione se avessimo avuto gli ambienti adeguati». [g.g.]
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