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In Puglia e Basilicata

L'isola dell'amore? Esiste. Ecco dove (di Enrica Simonetti)

14 Febbraio 2009

di ENRICA SIMONETTI

«Non costringete vostro marito a seguirvi in laboratorio per fare acquisti aspettandovi che rimanga di buon umore tutto il tempo... Di regola gli uomini odiano lo shopping indiscriminato». Questo consiglio, che sembra fresco di stampa, è in realtà datato 1913. Lo divulga in quel tempo una saggia donna inglese di nome Blanche Ebbutt, la quale ai mariti dice: «Non crediate che non sia più necessario mostrare il vostro amore per vostra moglie, perche lei “ormai dovrebbe saperlo da tempo”. A una donna piace essere baciata e accarezzata». Rispolverati dopo un secolo da una casa editrice londinese e pubblicati ora da Corbaccio in due libretti deliziosi (Quello che i mariti non devono fare e Quello che le mogli non devono fare), questi piccoli e a volte pedanti suggerimenti sono decisamente senza ragnatele: i tempi sono cambiati non poco da allora, ma come negare stringente attualità alla massima «Non cercate senza sosta di cambiare le abitudini di vostro marito, a meno che non si tratti di abitudini veramente negative. Accettatelo così com’è e lasciatelo in pace». E ancora: «Non crediate che nel matrimonio non ci saranno nuvole. Né voi marito, né lei, siete perfetti, ma almeno imparate a evitare di pestarvi i calli l’un l’altra». Frasi scritte molto prima che arrivassero compagni, compagne e famiglie allargate. 



cuore

Quello che sconvolge è che, con tante trasformazioni sociali, i motivi di discussione a due non siano cambiati di molto. Si va dal solito fumo in salotto al solito denaro, dal disordine di casa all’onnipresente calcetto, che ai tempi di Blanche così si definiva: «Non cercate di disciplinare le attività di vostro marito e non siate gelose se queste non comprendono sempre voi».


Insomma, parliamone a San Valentino. Ancora una volta, sì. Ma parliamo di chi vive l’amore, ma anche: figli, crisi, lavoro, suoceri, malattia, incertezza. Parliamo dell’amore che resiste nonostante tutto questo. Se la festa più commerciale e svilita dell’anno è stata vietata in Arabia Saudita, dove la terribile polizia religiosa, la mutawwa sta sequestrando in questi giorni rose e cuoricini, da noi i cuori continuano a moltiplicarsi. E ogni volta sembra che questi cioccolatini amorosi nelle vetrine ci pongano l’angosciante interrogativo: che senso ha?


C’è una «festa degli innamorati» che piomba a febbraio in un caos di coppie in guerra, di donne tradite e uomini abbandonati, di amicizie virtuali cercate su Facebook e divorate con una cavalcata sessuale sul sedile di un’auto. Amori, amorazzi, flirt, ma forse anche amicizie, perché mai come in questi tempi siamo tutti contagiati da una smodata voglia di comunicare, di cercare amici e amiche. E non sarà anche questo un bisogno di amore?


Vediamo cosa hanno scritto i «saggi» per questi giorni valentiniani. Come per ogni San Valentino, le case editrici sfornano titoli sull’amore, quasi come se per un anno intero si parlasse d’altro in attesa che possa tornare d’attualità, a febbraio, il sentimento. Già, la passione, quella che Willy Pasini, lo psichiatra e psicologo che più si è dedicato alle «teorie» sull’amore, oggi cerca anche tra sesso e computer, dove sentimenti, affetti e file sembrano ormai inesorabilmente legati. «Oggi l’intimità è quasi smarrita. E’ in atto una pubblicizzazione del privato che ci coinvolge tutti. I diari sono blog su internet mentre un tempo erano chiusi a chiave; i reggiseni e le mutande sono fuori dagli abiti; il privato è sempre più sbandierato in piazza», dice Pasini. Eppure non molla le speranze. Nel suo nuovo libro La riscoperta dell’intimità. Tra sesso e computer la rivincita dei sentimenti (Mondadori), crea un manifesto per l’intimità, con una serie di appelli e consigli (come faceva la signora Ebbott un secolo fa!) che spaziano tra la necessità di «scalare una marcia» e cioè rallentare nel lavoro e in tutto il resto, e il ritrovare una propria intimità intellettuale.


Insomma, partire da noi per ristabilire un nuovo rapporto con chi ci ama. Una sorta di rassegnazione ai tempi del mondo, cercando di smussare e mitigare le difficoltà. Sembra questo il «credo» imperante di chi parla d’amore in questi mesi. Un tempo si teorizzava sul partner, oggi si torna su se stessi per risolvere il «gap». Basti dire che è questo il messaggio lanciato da Paolo Crepet nel suo libro A una donna tradita, un saggio che sembra un romanzo e che riconduce il tradimento sessuale a quello verso se stessi. Eppure c’è chi facendo l’anatomopatologo della vita di coppia si accorge persino che le liti stupide e futili siano benefiche, come sostiene Jean-Claude Kaumann in Baruffe d’amore. Le piccole guerre di coppia (Il Mulino). Il libro è frutto di una serie di interviste esilaranti capaci di indagare sulla nostra istintiva potenzialità omicida tra le mura domestiche ma le conclusioni possono lasciare un po’ sorpresi, dato che l’autore sembra teorizzare che i piatti rotti nel furore delle liti portano felicità a raffica.

Ma l’amore risiede in casa? Esiste ancora quella delicata ironica voglia di stare insieme di cui parlava Henry James nel suo racconto Compagni di viaggio (ripubblicato da Einaudi in Ho capito che ti amo)?


I flirt gossippari di cui leggiamo ogni giorno con tutto ciò non c’entrano nulla. L’attrice che si fa (termine ormai gergale!) il giovanottino aitante, il politico che si fidanza e sfidanza a mezzo stampa, come ha fatto il ministro Frattini con la bella Chantal. E poi Sarkozy e la bella Carla, Cofferati con la giovane moglie e il bebè... anche questo è amore, certo, ci mancherebbe. Ma forse ha poco ha a che fare con la fatica della vita quotidiana, quella sì che ha bisogno di tanto amore. Una passione lontana dal mondo che vediamo sui media.


Di costruito l’amore vero non può avere nulla. Eppure, a volte i sogni si sgretolano. Abbiamo appreso che persino la romanticissima foto in bianco e nero di Doisneau, quel bacio appassionato di una coppia per strada a Parigi, è un’immagine montata ad hoc, con due modelli avvinghiati per l’occasione. Che delusione. Ci resta solo il bacio dipinto da Gustave Klimt, dove la sensualità dei due amanti si spande tra i fiori, nella naturalità di un abbraccio, nel sogno. E chissà che la vera via all’amore non sia questa: la fantastica dimensione del sogno. Ma sì, abbandonarsi un po’ significa non sentirsi mai abbandonati.

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