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In Puglia e Basilicata

Regione, I consiglieri? Tutti presenti... sulla carta

Regione, I consiglieri? Tutti presenti... sulla carta
BARI - Secondo il registro ufficiale sono quasi sempre presenti: se l’aula del consiglio regionale fosse una scuola, i consiglieri pugliesi sarebbero studenti modello. Insomma, sarà pure vero che portano a casa non meno di 15mila euro lordi al mese, ma a fidarsi delle statistiche se li guadagnano tutti: nelle 28 sedute d’aula convocate nel 2008 nessun consigliere è mai sceso sotto le 20 presenze, il 75% del totale. (Tabella)
• In aula Palese (Pdl) parla più di tutti

14 Febbraio 2009

BARI - Secondo il registro ufficiale sono quasi sempre presenti: se l’aula del consiglio regionale fosse una scuola, i consiglieri pugliesi sarebbero studenti modello. Insomma, sarà pure vero che portano a casa non meno di 15mila euro lordi al mese, ma a fidarsi delle statistiche se li guadagnano tutti: nelle 28 sedute d’aula convocate nel 2008 nessun consigliere è mai sceso sotto le 20 presenze, il 75% del totale. Altro che fannulloni: i nostri 70 rappresentanti in via Capruzzi sono praticamente degli stakanovisti che si sottopongono a estenuanti maratone, logoranti votazioni, aspri dibattiti che a volte durano ore.



consiglio

Ma i numeri non sempre dicono la verità, e in questo caso, ne dicono una un po’ troppo parziale. La storia è vecchia, ed è riassunta in una frasetta all’articolo 34 del regolamento del Consiglio: «La presidenza - recita la norma - non è tenuta a verificare se il Consiglio sia oppure no in numero legale per deliberare, se non quando ciò sia chiesto da un consigliere». Una norma che resiste da trent’anni, dalla quale discende un effetto paradossale: per essere considerato presente, è sufficiente che il consigliere si presenti al mattino e metta la firma sul registro. Poi può pure andare via.


Ridacchiando sotto i baffi che non ha, un consigliere di lungo corso non esita a definirla «una schifezza». È vero - ragiona - che i consiglieri non vengono pagati a gettone per le presenze in Consiglio, ma è anche vero che le assenze provocano una (minima) decurtazione dallo stipendio: ma basta presentarsi al mattino, firmare il registro e tornare a casa per mantenere intatta la busta paga.


E così accade, è sempre accaduto, che nell’aula consiliare di Puglia esista la «presunzione di presenza» anche al momento del voto. Funziona così: a meno che non sia richiesto l’appello nominale (cosa che avviene in pochi e determinati casi), si vota ad alzata di mano. E il computo dei voti avviene per gruppi: se il gruppo Pd vota «sì», quel «sì» è considerato espresso per un numero di teste pari a quelle che hanno firmato il registro a inizio seduta. Poco importa se i consiglieri sono veramente in aula, se sono andati a prendere il caffé oppure sono tornati a casa: l’unico modo per risultare assente al voto è dichiarare esplicitamente la propria assenza alla presidenza. Non avviene quasi mai.


E se questo meccanismo è paradossale, cosa dire di quello che riguarda le commissioni, che sono ben più numerose delle sedute d’aula? Anche qui vige il principio secondo cui le assenze si pagano in termini economici, seppure non in maniera pesante. Ma, anche qui, c’è la soluzione. Un consigliere assente può farsi sostituire da un collega del suo stesso gruppo: che entra, firma, saluta e va via. Le statistiche sono salve, ed è salvo anche lo stipendio.


Molto presto in via Capruzzi si comincerà a votare con il badge elettronico, e sarà possibile finalmente sapere chi era in aula e chi no. Ma per attestare la presenza continuerà a bastare la firma. Hanno ragione, i nostri poveri consiglieri: della tecnologia, a volte, è meglio non fidarsi.

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