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Ha un infarto: chiuso reparto del San Paolo

Ha un infarto: chiuso reparto del San Paolo
di CARLO STRAGAPEDE
Adesso Franco De Lucia, 75 anni, ex sindaco di Bari, è fuori pericolo, ma si può ben dire che è vivo per miracolo
• La nipote: «I medici non c'erano»
• «Tre specialisti assenti, una coincidenza»
• Il sindaco della «Bari da bere»

13 Febbraio 2009

di CARLO STRAGAPEDE

Adesso Franco De Lucia, 75 anni, ex sindaco di Bari, è fuori pericolo. L’intervento di angioplastica al quale è stato sottoposto l’altro pomeriggio in una clinica privata, dopo avere trovato di fatto chiuso il reparto di emodinamica dell’ospedale San Paolo, gli ha salvato la vita e ha impedito che l’in - farto in atto lasciasse conseguenze sul suo apparato cardiocircolator io. Ma De Lucia ha rischiato grosso, perché un’ora prima, intorno all’ora di pranzo dell’altro ieri, mercoledì, trasportato dalla nipote, medico rianimatore, nell’ospedale San Paolo, si è reso conto, suo malgrado, che non era in servizio nessuno dei tre cardiologi emodinamisti del servizio di emodinamica del grande ospedale. Quindi il trasferimento urgentissimo nella casa di cura Anthea, accreditata con il sistema sanitario regionale: una corsa contro il tempo, lungo la tangenziale, dal popoloso quartiere a Poggiofranco. 

«L’ho scampata bella - dice alla “Gazzetta” l’ex primo cittadino, dal suo letto - ma ho avuto molta paura». Oggi potrebbe fare i primi passi nella stanza della clinica. La domanda: se il paziente infartuato fosse stato un anonimo pensionato del quartiere San Paolo, e se non avesse avuto una nipote medico, ce l’avrebbe fatta a sopravvivere? 

«NON MI SENTO BENE» - Sono circa le 13.30 di mercoledì 11 febbraio, quando Franco De Lucia, appena rincasato nella sua abitazione nel centro murattiano, confida alla moglie Giovanna Di Cagno di non sentirsi bene. Lei lo vede molto sudato e affaticato. Telefona alla nipote, Rosanna Campanile, medico specializzato in anestesiologia e rianimazione, che lavora proprio all’ospedale «San Paolo». La dottoressa Campanile intuisce che non c’è tempo da perdere e si precipita dallo zio. Le basta un’occhiata per capire che la situazione è seria. Fa salire De Lucia a bordo della sua auto e punta dritto verso l’ospedale «San Paolo», dove sa esserci una unità di emodinamica attrezzata a dovere. 

CORSA CONTRO IL TEMPO - De Lucia arriva al pronto soccorso intorno alle 14. I medici della prima emergenza diagnosticano un infarto acuto. Concordano che è urgente una procedura di angioplastica ma, contattato il servizio di emodinamica interno alla Unità di terapia intensiva coronarica, apprendono che in reparto non c’è nessuno dei tre emodinamisti, i cardiologi superspecializzati nella «tecnica del palloncino». Gli stessi cardiologi del «San Paolo» contattano direttamente il dottor Alfredo Marchese della clinica Anthea (nel circuito di emergenza cardiologica), che dà il disco verde: «Trasportatelo qui, siamo pronti». 
Ma le due ambulanze del «San Paolo» sono entrambe fuori e, a sentire la nipote, il medico dell’ambulanza del 118 richiede un’autorizzazione dalla centrale per partire. Finalmente rientra uno dei mezzi dell’ospedale. Si parte: De Lucia viene sottoposto all’angioplastica dal dottor Marchese. La procedura, durata un’ora e mezza, si rivela complicata. Ma alla fine lui è salvo.

• «Tre specialisti assenti, una coincidenza»
• La nipote: «I medici non c'erano»
• Il sindaco della «Bari da bere»
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