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In Puglia e Basilicata

«Sede inagibile»: Maricoltura da Taranto pensa di spostarsi a Bari

«Sede inagibile»: Maricoltura da Taranto pensa di spostarsi a Bari
di MARIA ROSARIA GIGANTE 
Non un corso di laurea dai grossi numeri, ma un indirizzo di studio più di nicchia e di eccellenza, con un solo corso omologo a Rimini. Eppure Taranto rischia di perderlo
• Il preside: «Non possiamo stare così»
• Gli studenti: «Diteci che non si chiude altrimenti lunedì si occupa»

13 Febbraio 2009

calendario maredi MARIA ROSARIA GIGANTE 

TARANTO - Il mare, la maricoltura, le tradizioni antiche della città che intercettarono l’interesse dell’Università. Nacque così il primo insediamento universitario a Taranto; nacque così prima la scuola diretta a fini speciali. Poi fu il diploma universitario, trasformato poco meno di una decina di anni fa in corso di laurea in Maricoltura, acquacoltura e igiene dei prodotti ittici, legato alla facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari. Sono quindici anni di storia universitaria tarantina, tra alti e bassi, tra successi, silenzi ed alterne vicende legate anche alle nomine dei presidenti dei corsi di laurea (attualmente, rieletto da poco presidente, è il prof. Giuseppe Crescenzo - ndr). Una quarantina all’incirca in questi anni gli studenti che il corso di laurea ha diplomato e laureato, molti dei quali oggi lavorano in aziende leader nel campo della mitilicoltura. Un centinaio al momento gli studenti iscritti, tra coloro che hanno appena iniziato (una trentina), coloro che sono agli anni successivi ed i fuori corso. Non un corso di laurea dai grossi numeri, ma un indirizzo di studio più di nicchia, con un solo corso omologo a Rimini. Eppure Taranto rischia di perderlo. 

LA MINACCIA - E' arrivata improvvisa, secondo alcuni. Secondo altri, invece, era nell’aria da tempo proprio per le difficoltà e le precarietà da sempre evidenziate, ma forse mai veramente esacerbate. L’altro ieri, preso atto della situazione in cui versa il corso di laurea - precarietà di sede e precarietà di docenti, poco disponibili a spostarsi a Taranto -, la facoltà barese delibera, in assenza di interventi che facciano risollevare le sorti del corso tarantino, il trasferimento a Bari, anzi pare a Valenzano. La decisione presa dal consiglio di facoltà all’unanimità diventa subito di dominio pubblico. Nonostante non siano ancora presenti in consiglio di facoltà perché non ancora nominati, dopo le elezioni dei mesi scorsi, i primi ad allarmarsi sono gli studenti che coinvolgono le associazioni che da sempre portano avanti la battaglia per l’Università a Taranto e le stesse associazioni studentesche. Ed il problema Università torna ad essere improvvisamente un’emergenza. 
tonni
LA SEDE - Da sempre la sede è a Palazzo Amati, un bel palazzo d’epoca oramai fatiscente in Città vecchia, affacciato sulla ringhiera. E’ il Comune a cederlo all’Università in comodato d’uso. Negli scantinati vasche per l’allevamento di pesci e mitili, laboratori, nonché un passaggio che, come per gran parte dei palazzi in Città vecchia, ha direttamente il suo affaccio ed il suo attracco a Mar Grande. Una posizione invidiabile. All’interno dell’i m m o b i l e, prima solo su due piani poi anche su un terzo piano prima assegnato alla facoltà di Scienze ambientali e poi riavuto, collezioni e testimonianze del lavoro che si fa a Maricoltura. Ma ci piove dentro. E non da ora. Tant'è che l’inagibilità risale ormai a qualche tempo addietro. Negli ultimi mesi poi, a causa delle copiose piogge di quest’anno, le strutture hanno definitivamente ceduto: gli studenti hanno fatto lezione accanto alle bacinelle di raccolta dell’acqua piovana. Ma già negli anni passati, un’im - probabile mansarda con la copertura in plexiglass, all’inter no della quale si boccheggiava d’estate e ci si attrezzava di piscine mobili in inverno, rendeva bene l’idea della considerazione avuta nei confronti di studenti, docenti e dell’istituzione universitaria. Sindaco Di Bello, comunque il Comune si fece avanti e promise una nuova collocazione per questo corso: Palazzo Fornaro o Palazzo Delli Ponti. Ma era anche l’epoca del progetto dell’Isola dei Delfini, collegato proprio a Maricoltura. Poi più nulla. Arrivarono oblio e silenzio per una presenza universitaria che intanto moriva. 

LA RICERCA - Modestamente, sempre nell’ombra, ma non sono mancate le ricerche e le idee di ricerca. A parte il progetto dell’Isola dei Delfini, miseramente naufragato, è qui che si sono portate avanti importanti ricerche scientifiche, anche se a volte a titolo personale, pare, da parte di alcuni docenti. Di tutto rispetto le ricerche condotte sul tonno rosso, sull'ostrica, sulla pinna nobilis. Qui si pensò di realizzare una sorta di nursery per i delfini che rischiano di perdere l’orientamento nel Mediterraneo. Qui si studia perché le cozze di Taranto non crescono più piccole. 

LO SCONCERTO - Cosa accadrà ora? Taranto perderà davvero un pezzo significativo di presenza universitaria nonostante un accordo di programma tra enti locali ed università che conferma l’esistente? O è da qui che la necessità di dare alla città prospettive di futuro ancorato alle tradizioni ed alle peculiarità del territorio riporterà nell’agenda di molti l’emerg enza-università?

• Il preside: «Non possiamo stare così»
• Gli studenti: «Diteci che non si chiude altrimenti lunedì si occupa»
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