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In Puglia e Basilicata

Bari come Barcellona Progetto dell'architetto Bohigas (di Nicola Signorile)

di NICOLA SIGNORILE
BARI - La mattina a Mola, sul cantiere. Il pomeriggio a Bari, fra gli imprenditori. Giornata intesa per Oriol Bohigas, l’84enne architetto catalano che ha progettato il nuovo fronte-mare per la cittadina adriatica e un nuovo quartiere per il capoluogo.

12 Febbraio 2009

di NICOLA SIGNORILE


BARI - La mattina a Mola, sul cantiere. Il pomeriggio a Bari, fra gli imprenditori. Giornata intesa per Oriol Bohigas, l’84enne architetto catalano che ha progettato il nuovo fronte-mare per la cittadina adriatica e un nuovo quartiere per il capoluogo. Se a Mola già sono al lavoro gli operai, a Bari c’è tutto ancora da fare. A parte il progetto, beninteso: commissionato da un consorzio di imprenditori locali, è stato presentato ieri alla città per la prima volta.


Edifici alti dodici piani, parchi e anche una «rambla», come a Barcellona. C’è «aria di famiglia» nel progetto di questa grande firma dell’architettura internazionale. Un protagonista di quell’«archisystem» che si dice ora in crisi, soprattutto dopo il terremoto della finanza globalizzata.


«In crisi? - ribatte Bohigas - Ma se proprio in questi anni si è realizzata una quantità di architettura mai vista prima! L’architettura è diventata bandiera della politica e dell’economia».


Un bel risultato?

«No, non è una buona cosa che l’architettura diventi strumento di propaganda del potere».


A chi si riferisce?

«A tutti quelli che la usano».


E che di solito vi chiedono di progettare grattacieli. Molto contestati in Italia: polemiche a Torino contro Renzo Piano e a Bassano del Grappa contro Paolo Portoghesi, per non dire di Milano...

«Si può criticare un edificio, ma non la sua tipologia. Che senso ha dire verde sì e giallo no? Tondo va bene, dritto va male? Bene l’edificio basso e non quello alto? Bisogna giudicare l’edificio, ogni edificio, per il luogo il cui sorge. E poi il grattacielo è il simbolo del progresso e della modernità. Gran parte dell’architettura recente, nel mondo, è fatta di grattacieli».

Dopo la demolizione dei palazzi di Punta Perotti, a Bari, una sentenza della Corte europea ha ritenuto ingiusta la confisca dei suoli. Che ne pensa?

«Certo la massa edilizia posta il quel luogo non era una buona soluzione estetica e strutturale. Perciò ho condiviso la demolizione. Quanto alla confisca, non so dire se fosse legittima oppure no, ma la demolizione sì, era opportuna».


Lei ora progetta a Bari un pezzo di città che nel piano regolatore confina con una vasta area agricola. È inevitabile secondo lei il consumo del suolo?


«La campagna, quella che resta, deve essere a tutti i costi salvaguardata, dal punto di vista non dell’agricoltura, ma della città stessa. Io penso ad una campagna urbana indispensabile per compensare la densità della città».


Antropologi e finanche i cantanti, come Celentano, ora accusano gli architetti di rendere la gente infelice. Che ha da dire a sua discolpa?


«Negli effetti sociali del costruire non si può parlare di architettura in termini generali, ma bisogna distinguere la buona e la cattiva architettura. Dell’infelicità umana sono responsabili i cattivi architetti. La gente vive bene dove progettano i buoni architetti. Il problema è che questi ultimi sono una minoranza, una assai esigua minoranza».

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