Domenica 14 Agosto 2022 | 17:13

In Puglia e Basilicata

Inchiesta Sanità appalti al setaccio

Inchiesta Sanità appalti al setaccio

di LUCA NATILE
BARI - I bandi delle gare d’appalto per la fornitura di servizi alle Asl sarebbero stati predisposti «su misura» dall’assessore Tedesco, indagato dalla Dda di Bari. La requisitoria della Corte dei Conti: aumenta la corruzione, attenti al federalismo
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12 Febbraio 2009

di LUCA NATILE

Bari - Come in un mosaico. Un tassello alla volta il quadro generale si va lentamente definendo. L’inchiesta sul presunto scandalo nel mondo della sanità pugliese che vedrebbe tra gli indagati l’assessore alla sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco (Pd), dimessosi lo scorso 6 febbraio dopo aver appreso di essere coinvolto nelle indagini, sta entrando nella sua fase cruciale. 

Gli inquirenti mantengono sulla vicenda il massimo riserbo ma alcune indiscrezioni sono trapelate su quello che - secondo il teorema dell’accusa - sarebbe stato il presunto sistema di corruzione ideato ed orchestrato dagli indagati. Al centro di tutto i bandi delle gare d’appalto per la fornitura di servizi e prodotti sanitari alle strutture sanitarie pubbliche pugliesi. Secondo l’ipotesi accusatoria sostenuta dalla Dda di Bari alcuni di questi bandi sarebbero stati predisposti fissando dei «requisiti» di ordine generale riguardo l’affidabilità dell’appaltatore tali da creare delle condizioni di vantaggio per alcuni imprenditori in grado di garantire, si presume, un solido appoggio elettorale a Tedesco. 

Congetture, per il momento. Da quello che si è saputo, gli inquirenti indagano per ii reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione al voto di scambio, al falso e all’abuso d’ufficio, con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa. Questa aggravante è destinata però a cadere. Gli inquirenti si apprestano a mettere a confronto le intercettazioni raccolte nei quasi dieci mesi di lavoro di indagine con la documentazione acquisita e relativa ai rapporti tra Tedesco, funzionari del suo assessorato, i direttori generali delle maggiori Asl e alcuni imprenditori. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero messo in piedi un sistema corrotto costruito in maniera tale da procurare ad ognuno degli indagati vantaggi economici e personali attingendo ai fondi pubblici. 

Anche per questo motivo la Dda di Bari ha in corso da tempo accertamenti patrimoniali che sono giunti fino in Lombardia. Sono entrate nel fascicolo di inchiesta anche le dichiarazioni rilasciate delle persone «informate sui fatti» che sono state fin qui convocate ed ascoltate. Altre si presenteranno nei prossimi giorni davanti al pm antimafia Desirée Digeronimo titolare della inchiesta. Ad esempio i consiglieri regionali pugliesi Roberto Ruocco e Nino Marmo ai quali i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo provinciale hanno notificato ieri inviti a rendere dichiarazioni in qualità di persone informate sui fatti. La loro audizione si terrà presumibilmente venerdì 13. Marmo e Ruocco sono firmatari di interrogazioni rivolte all’assessore Tedesco su alcuni dei fatti finiti poi nell’indagine della Dda. 

Al termine di questa ulteriore fase di ricerca non è escluso che qualcuno tra i 15 indagati esca dall’inchiesta con l’archiviazione oppure che possano aggiungersi altri nomi a quelli già in elenco. Insomma non tutti i pezzi del mosaico hanno trovato la loro collocazione, il loro giusto incastro. La procura ha intanto avviato un’indagine sulla fuga di notizie che ha rivelato l’iscrizione nel registro degli indagati dell’assessore Tedesco: l’ipotesi di reato è violazione di segreto d’ufficio.

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