Domenica 14 Agosto 2022 | 11:53

In Puglia e Basilicata

Amaro Lucano, un simbolo dell'Italia toccato dalla crisi

di STEFANO BOCCARDI
La crisi non risparmia l’alta moda. Il gruppo proprietario del marchio «Gianfranco Ferrè» è ormai sull’orlo della bancarotta. Proteste dal Salento, dove numerose aziende producono per la prestigiosa casa di moda. A Pisticci si minimizza sulla Cig all’Amaro Lucano. Sulla crisi ieri vertice straordinario dell’Ue. 
• Ferrè in crisi, allarme per aziende leccesi del settore

10 Febbraio 2009

dal nostro inviato STEFANO BOCCARDI

PISTICCI SCALO - Nel mondo, in tutto il mondo, è conosciuto come uno dei simboli dell’Italia. Dell’Italia migliore. Dell’Italia genuina. Un mix di semplicità ed efficienza, capace di far concorrenza anche ai marchi lombardi (e non solo) più blasonati. Eppure, per il secondo anno consecutivo, lo stabilimento dell’Amaro Lucano è costretto ad interrompere la produzione per due settimane. E così, a partire da venerdì scorso, per quattordici lavoratori (in tutto l’azienda ne conta trenta), è scattata la cassa integrazione.

Ora si dirà e in realtà si dice: ma che cosa volete che siano due settimane di cassa integrazione in un’area industriale (quella della Valbasento) che negli anni ha perso centinaia e centinaia di posti di lavoro? In un’area che tra gli anni Sessanta e i Novanta aveva conosciuto i fasti e le promesse dell’Eni di Enrico Mattei, prima, e dell’Enichem e della Snia Bdp, dopo? 

Va bene. Anzi, va male. Ma forse è proprio per questo che qui, in quest’area della Basilicata, in questo Sud del Sud, è scattato il campanello d’allarme.


Qui, una volta svuotate le grandi fabbriche che negli anni d’oro hanno impiegato anche settemila addetti, sono proprio le piccole aziende come l’Amaro Lucano a reggere le sorti dell’economia locale.


E allora, il fatto che la produzione si fermi, seppur per due sole settimane, fa porre ai lavoratori e ai loro rappresentanti mille dubbi e interrogativi, ai quali, finora, nessuno ha saputo dare una risposta degna di questo nome.


E una risposta (nemmeno un accenno) non l’ha avuta nemmeno la Gazzetta, che pure ha provato in ogni modo a mettersi in contatto con Pasquale Vena (53 anni, sposato e padre di due figli appena laureati), discendente diretto dell’omonimo cavaliere che nel 1894 elaborò la segretissima ricettta dell’Amaro Lucano.


Non resta, quindi, che avvalersi delle indiscrezioni di fonte sindacale, maturate in seguito all’incontro svoltosi a Matera giovedì della scorsa settimana. «La notizia più significativa emersa dalla riunione in Confindustria - dice Giuseppe Camastra della segreteria regionale della Cisl - consiste nel fatto che i magazzini sono stracolmi di bottiglie invendute».


«In pratica - aggiunge il dirigente sindacale, pisticcese e da sempre attento osservatore di ciò che accade nello stabilmento - si è ripetuto pari pari quel che è già accaduto l’anno scorso. E cioè che si è venduto molto meno del previsto tra novembre e dicembre, ovvero proprio nei mesi in cui tradizionalmente, in prossimità delle festività natalizie, si svuotano i magazzini».


Sì, ma che cosa significa in concreto? Ad esempio, in bottiglie? «Significa - risponde Camastra - che negli ultimi due anni si è passati da una produzione di circa tre milioni di litri l’anno a quasi 2,4 milioni di litri. Significa che nel 2008 si è venduto molto meno che nel 2007, che pure era stato un anno pessimo. Significa che è saltato soprattutto il mercato locale, il mercato meridionale, che forse risente della concorrenza di prodotti meno costosi».


Significa, aggiungiamo noi, che la crisi economica globale comincia a far sentire i suoi effetti anche a tavola. Soprattutto sulle tavole delle famiglie del Sud. Dove in tanti casi, evidentemente, di amaro v’è rimasto solo «l’amaro in bocca».

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