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In Puglia e Basilicata

Erosione, allarme spiagge in Salento

Erosione, allarme spiagge in Salento
Imprenditori e comuni in allarme per le devastazioni prodotte dal mare lungo il litorale adriatico. Le mareggiate degli ultimi giorni hanno spazzato via molte spiagge, procurando danni e distruzioni anche agli stabilimenti balneari. San Cataldo, Alimini e Frassanito fra le zone più colpite
• Il mare 'ingoia' i lidi e le spiagge sono in via d'estinzione

10 Febbraio 2009

di PIERO BACCA


LECCE - La stagione turistica rischia di subire duri contraccolpi. Intere spiagge spazzate via dal mare, decine di stabilimenti balneari sfasciati dalle onde, dune e vegetazione semisommersi dall’acqua.

La costa adriatica, da San Cataldo ad Otranto, è uno scenario di devastazione. Le mareggiate di scirocco che si sono abbattute sul litorale negli ultimi giorni hanno fatto emergere in tutta la sua evidenza il problema dell’erosione. Un fenomeno naturale che da tempo investe l’intero Salento e che la furia del mare spesso accelera bruscamente rivelandone gli aspetti più drammatici: la linea della costa arretra, il mare invade i lidi, le dune si assottigliano. Un grave danno ambientale oltre che economico.

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La zona più colpita è quella di Otranto. Le onde e le correnti hanno ridisegnato in pochi giorni la geografia delle spiagge degli «Alimini». Alcuni tratti di arenile sono stati completamente risucchiati dal mare che ha danneggiato le strutture fisse e precarie degli stabilimenti. In altri tratti, ma sono pochi, si è verificato un accumulo di sabbia e sedimenti. Al lido “Bagno Lucia”, ad esempio, la spiaggia è cresciuta di più di cinquanta metri (fra tanto scempio, un dono inaspettato).


La repentina erosione preoccupa anche in località “Frassanito”, non lontana da Alimini. Un posto ricco di spiagge, pinete e dune che si elevano fino a trenta metri. Ad essere in pericolo sono proprio queste. Quella del mare è un’azione martellante, inarrestabile. L’ultima burrasca ha pericolosamente smantellato l’argine naturale che difende l’entroterra. Se continua così - dice chi conosce bene quel luogo - molte dune finiranno per essere un ricordo. Più a Sud, dalle parti del club Mediterranée, sono le falesie rocciose ad essere minacciate. «Recentemente abbiamo avuto dei crolli. E’ un tipo di pietra calcarea che si sgretola progressivamente sotto l’azione del mare», fa sapere Luciano Cariddi, sindaco di Otranto. 

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«Qui - dice - siamo tutti preoccupati. Gli imprenditori hanno subito dei danni e la stagione è alle porte. E c’è soprattutto il problema ambientale. Il litorale a Nord, tra Alimini e Frassanito - spiega il sindaco - è abbondantemente eroso. In molti tratti il mare è ormai sotto le dune. E’ un fenomeno che in questi anni si è andato ripetendo, ma l’intensità registrata quest’inverno non ha precedenti. Bisogna decidere quali interventi mettere in campo. Ma spesso, in questo caso, le soluzioni tecniche per difendere la costa non sono semplici e non sempre attuabili, almeno nell’immediato. Ad oggi - continua - il problema che mi preoccupa di più è che vengano compromessi gli ecosistemi sabbiosi. Se il mare erode il piede della duna, questa scivola lentamente in acqua. Il resto lo fa la mareggiata. Bisogna trovare dei rimedi a breve e lungo termine per impedire che la situazione si aggravi».



spiIn località “Fascio”, a due passi da Otranto, le sottili spiagge sotto la costa rocciosa sembrano cancellate. Ed anche ad Otranto città, le spiagge recano i segni della «batosta». I lidi di “Miramare” sono stati allagati. Strutture e manufatti reggono a fatica alle spallate dell’Adriatico. Messa a dura prova anche la spiaggetta libera vicina al centro cittadino. Qui hanno ceduto basamenti e gradoni che consentono l’accesso al mare ed una piccola zona è stata transennata per evitare rischi ai cittadini. Ma non è solo Otranto ad essere minacciata. Risalendo verso San Cataldo, nelle marine di Melendugno e Vernole, si incontrano numerose spiagge e calette invase dall’acqua. Ed anche qui numerosi stabilimenti precari hanno subìto l’assalto del mare. L’impeto delle onde ha rimodellato anche la lunga spiaggia dell’oasi naturale delle Cesine, sottraendo e accumulando sabbia in maniera caotica lungo la battigia.


A San Cataldo i danni sono stati ingenti. Le strutture di alcuni stabilimenti, come il “Lido Ponticello”, sono andate in pezzi. Ed anche la spiaggia libera vicino al faro della Guardia costiera è al momento sparita.


Gli imprenditori sono in allarme. Ieri pomeriggio una delegazione del Sindacato balneari (Sib), guidata dal coordinatore regionale Alfredo Prete, ha incontrato il sindaco di Otranto (ne riferiamo a parte). Imperativo, rimediare ai danni. Spiagge e concessioni sono ridotte all’osso, la sabbia è poca e le strutture danneggiate, mentre l’azione del mare resta inesorabile. sp
Che stagione sarà? La risposta non può tardare. Alfredo Prete, al termine dell’incontro con il sindaco Cariddi, ha deciso di convocare con urgenza un tavolo di concertazione alla Camera di commercio. Saranno invitati a partecipare i comuni rivieraschi, la Regione e la Provincia. Sul tappeto i problemi degli imprenditori, spesso “sentinelle” dell’ambiente ed ora spettatori impotenti dell’agonia delle spiagge. Ma non è in gioco solo l’economia. 
«Bisogna fare in fretta - dice Prete - perché è il territorio a soffrire. Non si può restare impassibili di fronte a questi fenomeni di distruzione. Ciascuno, secondo le proprie competenze e la propria sensibilità, deve fare la sua parte».

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