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In Puglia e Basilicata

A Bari, bentornati pupari e cantastorie

di PASQUALE BELLINI 
Festosa, fastosa e coloratissima evocazione del mondo dei cantastorie e dei Pupari siciliani, il musical Pipino il Breve è andato in scena nella stagione a Bari del Teatroteam 

09 Febbraio 2009

di PASQUALE BELLINI 

BARI - Festosa, fastosa e coloratissima evocazione del mondo dei cantastorie e dei Pupari siciliani, il musical Pipino il Breve fu scritto nei testi e nella musica da Tony Cucchiara nel 1978. In questa stagione, cinquantesima dalla fondazione dello Stabile di Catania nel 1958, viene riproposto con divertito gusto ricostruttivo nelle forme sceniche in ritmi e musiche scanditi dalla regia «storica» di Giuseppe Di Martino rivisitata da Giuseppe Dipasquale.
È andato in scena nella stagione a Bari del Teatroteam. 

Cantastorie e musicanti in abiti ottocenteschi aprono-chiudono le puntate infinite del Cunto divertentissimo di Re Pipino il Breve (per l’altezza) e della sposa Berta la Piedona (quella che filava!), padre e madre a loro volta di Carlomagno imperatore. Il Medioevo dei Paladini di Francia è filtrato ed è derivato, si sa, dalle chansons de geste fin nei copioni popolareschi dei Pupari siciliani, i quali dall’Ottocento fino almeno agli anni ‘50 del Novecento perpetuarono quell’arte epica e narrativa, raffinatissima, che fu l’Opera dei Pupi, nelle sue due «versioni» storiche, quella catanese e quella palermitana. Tony Cucchiara ha ripreso perciò, nei testi come nelle musiche e canti che accompagnano Pipino il Breve, tutta una tradizione antica e una dimensione cordialmente popolare di una vicenda culturale che, ormai, possiamo dire conclusa e consegnata alla storia delle arti e della cultura folklorica. 

Qui la vicenda è brillante assai: il vecchio Re Pipino, che non ha eredi per il trono di Francia, sposa la giovane e bella Berta figlia del re di Ungheria. Per un inganno perfido dei soliti Maganzesi, l’ingenua Berta viene sostituita, durante il viaggio verso Parigi, da un’altra ragazza, la perfida e traditrice Falista. Ma Berta, anziché essere uccisa, viene abbandonata in una foresta, qui si nasconde presso un contadino e fila, fila, fila i suoi tessuti. I ricami, con le effigi dei protagonisti e la storia della sostituzione finiscono presso la corte di Francia, con conseguente smacco dei traditori, ritrovamento della buona Berta, nuove nozze e sospirato congiungimento col vecchio buon Pipino, nonché nascita di Carlomagno futuro imperatore. Il ritmo, e i movimenti dei personaggi, spesso e volentieri con gran gusto coreografico si rifanno ai movimenti dei Pupi, così tutta la «macchineria» della baracca dei Pupari è rivisitata (nelle scene e costumi di Francesco Geracà adattati da Giuseppe Andolfo) da una giocosa fantasia, insieme retrò e moderna, che incanta e diverte. Il testo di Cucchiara, in catanese con ampie concessioni all’italiano, è ricco di gergo popolare, spesso comico-ironico. Fra gli oltre venti personaggi in scena, spicca il Re Pipino (fra caricatura, macchietta e sagoma buffa) del bravissimo Tuccio Musumeci. Anche validissimi Pippo Patavina e Anna Malvica (re e regina d’Unghe - ria), Ilaria Spada (Berta), Mirko Petrini (scudiero Marante), Laura Geraci (Falista), Leonardo Marino (cantastorie), Enza Lauricella (cantatrice).
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