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In Puglia e Basilicata

Il «teatro nero di Praga» di Jiri Srnec fa sognare Bari

09 Febbraio 2009

teatrodi LIVIO COSTARELLA 

Sogni delicati su sfondo nero. Le tele sono firmate da Jiri Srnec, ideatore della tecnica del teatro nero e fondatore dell’omonima compagnia, la storica «Teatro Nero di Praga», dal 1961 punto di riferimento assoluto, nel mondo, per lo sviluppo di questo teatro nel teatro. Il nero, complice supremo dell’affabulazione onirica, è la dimensione in cui ha viaggiato il folto pubblico della Camerata che ha riempito il Piccinni per due serate. E il palcoscenico diviene quasi una spazio parallelo da cui scaturiscono l’idea, il gesto e il movimento di ogni cosa. Un’atmosfera surreale che si basa sull’uso creativo di vari trucchi: gli attori, vestiti di nero, reggono oggetti e pezzi di scenografia e, muovendosi nel fondale scurissimo, sono invisibili. Una sorta di teatro dell’illusione, in cui qualsiasi fantasia si anima e può prendere vita, permettendo strani incontri tra persone, con un commento musicale atmosferico e, a volte, piccoli accenni di danza. 

Il risultato è di grande fluidità e suggestione – Dreams, il titolo -, il meglio del repertorio del Teatro Nero di Praga: nove quadri che raccontano semplici storie con l’inevitabile happy end, descritte essenzialmente dagli oggetti improvvisamente animati. Come nella «Piccola lavandaia », in cui il bucato appena lavato comincia a danzare o a duellare in un’accesa gara di scherma. O come ne «Il violinista», in cui un povero musicista combatte strenuamente con il proprio strumento. Il valore aggiunto della creatività di Srnec consiste anche nello sfruttare la «morfologia» degli oggetti: il violino diventa magicamente una papera, un insieme di lenzuola arrotolate nitrisce come un simpatico cavallo imbizzarrito e i candelieri di una città effettuano una divertente coreografia sincronizzata, danzando con il protagonista. teatro
Ciascun attore si muove tra effetti speciali e un pizzico di approccio naif, con una direzione fanciullesca del racconto, ma tuttavia sempre abbastanza credibile. Eterei e silenziosi agiscono sul fondale nero Jindrich Tvrdy, Denisa Jiraskova, Michal John, Jiri Krejei, David Srnec, Vladimir Kubicek, Barbara Nencova, Adam Skala e Adelia Sr ncova. Abbastanza studiati sono pure i temi di ciascun quadro: ognuno di essi è un viaggio verso la maturità, la ricerca di se stessi (e l’interpretazione dei propri sogni), l’ottenimento di un amore puro e il superamento dell’invidia del nemico. Gli oggetti interagiscono con l’uomo e quasi ne rapiscono l’anima, in un continuo dileggiamento e una sottile perfidia. Per far questo assumono sembianze quasi umane, diventando spesso enormi, come se attraverso i sogni li guardassimo da una lente d’ingrandimento.

In tal modo lo spettacolo è un’acuta riflessione sul nostro senso di percezione, sulla profondità e sulla prospettiva corporea con cui ci rapportiamo agli oggetti che ci circondano. Al termine si ha l’impressione di risvegliarsi da una dimensione parallela, la stessa che ci fa restare a bocca aperta quando, pur avendo intuito gran parte dei trucchi, un’attrice della compagnia sparisce magicamente, inghiottita da un grande cappello.
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