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In Puglia e Basilicata

Centrale biomasse a Lecce "La decisione tocca a Bari"

LECCE - Più di tre ore e mezza di dibattito condito da reciproche accuse al vetriolo e, alla fine, un voto all’unanimità che sembra accontentare tutti. Si è conclusa così, ieri mattina, a Palazzo Carafa, la seconda seduta di consiglio comunale sul progetto di centrale a biomasse di Italgest convocata nel breve volgere di tre giorni. Un ritorno in aula, dopo il nulla di fatto di martedì scorso, partorito da un accordo tra Pd e An con Forza Italia e il sindaco Paolo Perrone in minoranza.

07 Febbraio 2009

di FABIO CASILLI

LECCE - Più di tre ore e mezza di dibattito condito da reciproche accuse al vetriolo e, alla fine, un voto all’unanimità che sembra accontentare tutti. Si è conclusa così, ieri mattina, a Palazzo Carafa, la seconda seduta di consiglio comunale sul progetto di centrale a biomasse di Italgest convocata nel breve volgere di tre giorni. Un ritorno in aula, dopo il nulla di fatto di martedì scorso, partorito da un accordo tra Pd e An con Forza Italia e il sindaco Paolo Perrone in minoranza.

Ma anche ieri è stato rinvio. Stavolta, però, sulla base di una nota esplicativa giunta via fax, poco prima dell’inizio della riunione, dall’Assessorato allo Sviluppo economico della Regione Puglia. Nella lettera, a firma del dirigente Davide Pellegrino, si dice in sostanza: «Il progetto “Helianthos 1” è stato modificato, passando da filiera lunga a filiera corta, come ha fatto sapere la stessa Italgest. Una delibera del Consiglio di Lecce sul vecchio progetto quindi ci può anche essere, ma risulterà ininfluente ai fini del nuovo progetto». La nota è stata letta dal presidente del Consiglio Eugenio Pisanò e ha spiazzato quanti, tra i tanti presenti nell’emiciclo della sala, si auguravano una parola di chiarezza dai 41 consiglieri. Certo, come era prevedibile alla vigilia, il dibattito ha comunque delineato gli schieramenti tra pro e contro l’impianto della potenza di 25 megawatt che dovrebbe sorgere sulla via per Novoli. Ma il voto nel merito non c'è stato perché la materia del contendere non era più attuale.


E, in proposito, non sono mancate neppure ieri le sollecitazioni dal pubblico al grido: «Vergogna, assumetevi le vostre responsabilità!». Il sindaco Perrone si è detto subito disponibile al ritiro del punto l’ordine del giorno, proposto dal Fronte del no (Forza Italia e civiche), ma solo nel caso in cui questa fosse stata la volontà dell’aula. «Prima delle questioni procedurali esiste una questione politica su cui tutti si debbono pronunciare nettamente», ha sostenuto Wojtek Pankiewicz, del Centro moderato. «Anche se abbiamo ricevuto quella nota dalla Regione, il Consiglio potrebbe comunque deliberare anche se questa decisione non avrebbe una sua logicità», ha chiarito il segretario comunale Domenico Maresca. E, alla fine, a prevalere è stato proprio quest’ultimo orientamento.


Ma quali effetti comporta, nello specifico, la comunicazione della Regione? Innanzitutto, il fatto che trattandosi di filiera corta, l’impianto proposto da Italgest non rientra più in quanto previsto dal comma 5 dell’articolo 2 della legge regionale numero 31 del 2008. E, quindi, non è più necessario che il Consiglio comunale ratifichi l’esito della Conferenza dei servizi di maggio 2007 entro il termine di 90 giorni che scadeva proprio ieri. 

«Sotto tale profilo», scrive il dirigente Pellegrino, «la eventuale deliberazione del Consiglio diventa pertanto esterna al procedimento». E, in secondo luogo, «l'autorità competente al rilascio dell’autorizzazione (vale a dire la Regione, ndr) è tenuta a riaprire l’istruttoria procedimentale, tesa all’accertamento della sussistenza del requisito, mai oggetto di specifica verifica, della stabile provenienza da “filiera corta” di una quantità minima del 40 per cento delle biomasse necessarie ad alimentare l’impianto in progetto».


In parole povere, sarà la Regione a verificare che quanto dichiarato da Italgest corrisponda al vero, perché «tale attività, che non può limitarsi alla mera presa d’atto di dichiarazioni di parte o di generici intenti privi di contenuti giuridicamente rilevanti», conclude Pellegrino, «compete alla Regione, che provvederà ad effettuarla mediante apposita Conferenza dei servizi».

A questo proposito ieri è stato presentato un ordine del giorno bipartisan poi approvato all’unanimità (38 sì su altrettanti consiglieri comunali presenti) con cui si rileva che «oggi non sussistono gli estremi per decidere sulla proposta di delibera» e si rinvia alle «successive determinazioni del Consiglio comunale conseguenti alla riapertura della Conferenza dei servizi». «Il nostro rappresentante porterà in quell'organo i risultati del voto della nostra assemblea cittadina», hanno assicurato i proponenti. Ma, in ogni caso, le polemiche sui voltafaccia e la mancanza di coerenza sull'argomento hanno più volte infiammato il dibattito in Aula. 

«Se ci troviamo qui oggi è perché quel progetto è stato voluto dalla precedente amministrazione di cui Perrone era il vicesindaco», ha attaccato Antonio Rotundo. «Io allora ero in campagna elettorale con te» gli ha replicato il sindaco: «piuttosto l’incoerente sei tu, che hai più volte cambiato idea».

 

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